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Una gabbia senza sbarre

Sono finalmente a casa, ho cenato ed ora finalmente posso andare in stanza, mettermi le cuffie e rifugiarmi nella musica. Come al solito è stata una giornata dura, la sveglia è suonata presto, ma fino a li tutto bene, poi però ho dovuto prendere l’autobus per andare a scuola, e in me già ha cominciato ad insinuarsi la paura. “Cercherò di prendere l’ultima corsa, così forse loro non ci saranno. Così forse, quando arriverò davanti a quel maledetto cancello di scuola loro saranno già entrati”. Ogni mattina la stessa storia, io non sono alto come loro, non ho i vestiti come i loro, non cammino come loro ma in realtà non mi sembra di essere poi così diverso. Abbiamo la stessa età, andiamo nella stessa scuola, nella stessa classe, sono sicuro che anche a loro piace la musica, so che anche a loro piace Anna, la più bella della scuola, anche loro come me non vedono l’ora di diventare grandi. Eppure sembriamo così diversi, loro sembrano invincibili, potrebbero aiutare tutti e invece hanno deciso di fare paura, hanno deciso di essere cattivi, hanno deciso di prendermi in giro, di umiliarmi ogni volta che ne hanno la possibilità. La mattina esco di casa per andare a scuola, il posto dove sto mettendo le basi per il mio futuro, dove dovrei sentirmi al sicuro, protetto, circondato da amici. Invece tutti i giorni, da tre anni l’angoscia mi attanaglia, più mi avvicino al cancello d’entrata e peggio sto, non so cosa fare, mi sento solo, mi sento distante da tutto e da tutti, ho paura di chiedere aiuto, chissà cosa potrebbe succedere, se ne parlassi. Quindi me ne sto nascosto con le cuffie e la mia musica fino a quando il piazzale davanti scuola non è vuoto, fino a quando non sono tutti entrati. Arrivo sempre per ultimo in classe, però almeno così c’è già il professore e almeno per quell’ora nessuno mi darà fastidio. Le ore però poi finiscono ed io devo pensare a cosa fare durante la ricreazione, dove mi converrà stare, loro dove andranno, magari oggi se la prenderanno con qualcun altro, magari oggi mi lasceranno in pace, da oggi magari le cose cambieranno. Vivo nella paura, ogni istante, non parlo altrimenti si accorgono che ci sono e se gli va mi menano pure, cerco di diventare invisibile cosi magari oggi non si accorgono di me e posso tornare a casa senza le costole che mi fanno male, posso tornare a casa e sedermi a tavola con babbo e mamma senza dover nascondere il dolore, senza dovergli mentire dicendo che è tutto ok. All’uscita da scuola al contrario di quando arrivo la mattina schizzo via come un missile, non prendo l’autobus, me ne vado a piedi, arriverò tardi ma se faccio le stradine sicuro non incontrerò nessuno di loro, almeno spero, a volte mi è andata bene, altre invece non so come mi hanno visto, e li è stato ancora peggio, io li ho supplicati, ho pianto, ma nulla quando sono tutti assieme sembrano implacabili. Ora sono al sicuro nella mia stanza, ai miei ho detto che l’occhio nero me lo sono fatto nell’ora di ginnastica, speriamo non chiedano di più. Il mio sax è li sul suo piedistallo che mi aspetta da tutto il giorno, lui si che mi capisce, lui si che mi sta vicino, poggio le labbra che ancora tremano su di lui, soffio dolcemente, l’ancia comincia a vibrare ed io posso finalmente gridare tutto il mio dolore attraverso i suoni di quel mio freddo unico amico. Domani si vedrà…..