ZOMBIE RESURRECTION

Zombia Resurrection

Abbiamo provato le prime pasticche. Volevamo provare. Ogni serata fuori era come uno sparo in cielo, una sfida al resto del mondo. Ogni sabato ci spingevamo sempre un po’ più in là. Quella sera eravamo andati in discoteca, io, Gionata, Alex e Oscar. Come tutte le sere volevamo divertirci, niente ci avrebbe fermato. Già in fila, aspettando di entrare, ci incitavamo a vicenda per vedere chi sarebbe stato il più fuori di testa.

Siamo entrati a mezzanotte. Abbiamo preso due cocktail, poi ci siamo fiondati sulla pista da ballo. Ognuno si muoveva come un matto tra le ragazze, come se quella fosse casa nostra. Io vedevo gli altri che barcollavano, avevano già preso qualcosa. A un certo punto si avvicina Alex con la pasticca. Rideva, faceva finta di darmela poi tirava indietro la mano. Stavo quasi per prenderne una, quando Oscar ha iniziato ad urlare, a dimenarsi come un matto in mezzo alla folla. Gli altri lo hanno portato di forza nel privè, non riuscivamo a tenerlo. Quando l’ho guardato non lo riconoscevo. Mi ricordo la faccia che aveva Oscar quella sera. È la smorfia che ha stampata anche oggi. Sempre la stessa.

Quella sera nessuno ci aveva spiegato gli effetti di quella droga. In realtà non sappiamo nemmeno cos’abbiamo preso; in ospedale il dottore ci ha spiegato che le droghe sintetiche hanno percentuali di sostanze sempre diverse. Nessuna pasticca è mai uguale all’altra. Quella sera nella pasticca di oscar c’erano degli allucinogeni. Se, come si dice in gergo, “ti piglia bene”, allora puoi incontrare i tuoi cartoni animati preferiti, stai bene e ti metti a ridere come un matto. Ma se vai in paranoia, se quando assumi allucinogeni qualcosa ti turba, o se hai qualche paura, allora può succedere quello che è successo a Oscar. A lui “gli è pigliata male”.

Oscar quella sera ha cominciato a vedere gli zombie. Entravano da tutte le parti, erano intorno a lui, sulla pista da ballo. Al posto della musica, lui sentiva suoni immondi e gorgoglii incomprensibili, così provava a scappare e ci urlava addosso. Anche se ciò che vedeva e sentiva non era reale, lui sentiva davvero i morsi sulla sua pelle, sentiva il dolore. Mentre lo tenevamo fermo, per calmarlo, la sua mente e i suoi sensi l’avevano portato in un mondo parallelo, in cui un gruppo di mostri lo tenevano fermo e lo mangiavano vivo. Ha continuato a vivere questo incubo finché non è arrivata l’ambulanza. Circa un paio d’ore.

Oggi Oscar non si è completamente svegliato da quel sogno. Ha ancora quell’espressione, in faccia. Vive con sua madre, prende una pensione di invalidità. Siamo andati tutti a trovarlo. Gli vogliamo un gran bene, anche se lui non si ricorda chi siamo.

Purtroppo, non sempre tutto va come ci aspettiamo noi. A volte i mostri arrivano.