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Al massimo volume

Le vacanze estive non possono durare per sempre e così iniziano le medie, dove per fortuna finisco in classe con la mia migliore amica, Matilde. A scuola, oltre a lei, non conosco nessuno. Sono timida, molto. E non sono per niente brava a creare nuovi rapporti

Io e Matilde adoravamo mettere la musica al massimo volume e ballare come matte, facendo finta di essere su un palcoscenico. La danza era una delle nostre passioni più grandi, ma dall’ultima estate le cose stavano cambiando. A lei sembrava non interessare più. Era tornata dalle vacanze cambiata, con interessi completamente diversi: il trucco, i ragazzi. Aveva iniziato a frequentare altre persone e io…. Non mi aveva esclusa completamente, anzi. Mi invitava a uscire con loro, ma lì in mezzo io non ci stavo a dire proprio niente. Da lì a poco, finisco per diventare il bersaglio di quel gruppo, tanto da cadere in un giro di scherzi e prese in giro per il mio aspetto. Un pomeriggio decido di chiudermi in camera  con il computer per vedere più tutorial possibili che mi insegnassero a truccarmi. Il giorno seguente mi presento a scuola convinta di fare bella figura con quello che avevo imparato, ma devo aver sbagliato qualcosa perché, non appena Matilde e le sue nuove amiche mi vedono, scoppiano a ridere chiamandomi “pagliaccio”. Dalla vergogna corro in bagno a lavarmi la faccia prima che cominci la lezione di ginnastica. Ma, niente. Ormai non si fermano più. Durante una partita a palla avvelenata le nuove amiche di Matilde continuano a lanciarmi pallonate, urlando il mio nuovo soprannome. Matilde all’inizio dice a tutte di smetterla, ma non riesce a fermarle. E lei… non sa da che parte stare. È evidente. Le arriva la palla e mira verso di me. Finita la lezione rimango per ultima nello spogliatoio. Spunta improvvisamente Matilde, mi guarda. È dispiaciuta, glielo leggo negli occhi. Prova a darmi spiegazioni che decido di non ascoltare e corro in classe. La mattinata in qualche modo passa e, quando suona la campanella dell’ultima ora, scappo fuori per tornare a casa il prima possibile. Durante il tragitto trovo un volantino di una scuola di ballo che mi incuriosisce un sacco. Si tratta di una specie di danza moderna unita alla danza acrobatica. Ne parlo alla mamma e lei è d’accordo. Posso iscrivermi e ritrovare la mia passione per il ballo. La settimana successiva inizio ad andare alle lezioni. Conosco Emma con la quale inizio a trascorrere la maggior parte dei pomeriggi anche al di fuori degli allenamenti. Con lei sento di poter essere me stessa. Oltre a condividere la passione per il ballo, proviamo le stesse cose, paure, insicurezze, il terrore di non essere accettate. Parlarne mi fa bene, non mi sento più sola e so che è così anche per lei. Un pomeriggio, dopo l’allenamento, io ed Emma decidiamo di andare in gelateria dove incontriamo Matilde e la sua compagnia. Matilde non mi saluta. Incrocio i suoi occhi. Non è felice, lo so. Mi vuole bene, lo so. Vorrebbe essere lì con noi, lo so. Perché Matilde ama ballare come me. Sto per salire sul palco. Ho il cuore a mille. Mi sono allenata tanto nell’ultimo periodo. Questo spettacolo è così importante per me. Debuttiamo nel teatro più famoso della mia città. È arrivato il giorno, il momento. Mamma guardami. Sono così felice. Ho i riflettori puntati addosso. Mi sembra di volare. L’ansia svanisce e mi lascio trasportare dalla musica. L’applauso del pubblico ci travolge. Musica nella musica. Siamo tutte in scena, una al fianco dell’altra. Ci teniamo per mano, anche l’inchino finale ci è venuto alla grande: tutte perfettamente sincronizzate. Alzo lo sguardo, incrocio quello di mamma, così fiero e pieno di soddisfazione. Mi guardo attorno. Quanta gente! Matilde? Che fai qui? Che stai facendo? Continui ad applaudire. Guarda che gli altri hanno smesso. Non piangere. Perché piangi? Vorrei venire da te, ma non posso. Continuo a fissarla dal palcoscenico. Potevamo essere assieme. Era il nostro sogno. Il giorno dopo durante la ricreazione Matilde e le sue amiche mi vengono incontro con uno stereo dicendo che allo spettacolo ero stata la più brava. Mi chiedono se posso insegnare loro qualche passo. Accendo lo stereo e ci mettiamo a ballare senza pensare più a niente. Balliamo come matte, tutti i pomeriggi. Io, Emma, Matilde e poi Greta, Valeria e Caroline. E il giorno dopo Lisa, Sara, Sofia. E il giorno dopo ancora.

Caterina
Tratto da “Sanpa News – voci per crescere” n° 43 – aprile 2020.

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