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Come un iceberg

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Come mi vedi? Vedi un ragazzo. Delle passioni. Degli amici. Ma non è che l’inizio. Nessuno penserebbe mai che uno come me possa fare certe cose, che gestisca il giro. Sembro solo una sagoma, che passa in mezzo a un enorme rumore silenzioso

Nessuno immaginerebbe mai quello che inizia, appena varcata la soglia della mia apparenza. E io non lo faccio vedere a nessuno. Un burrone, un profondo blu e nero fatto di tante cose così sporche che non le mostrerei mai a nessuno. Avevo un piccolo zaino, dove dentro tenevo la roba. Due chili di roba alla volta non occupano tanto spazio, almeno finché non li vendi. Eppure nessuno l’avrebbe mai detto. Ero nella norma. Vestito con camicia, maglione, pantalone beige. Occhiali, capelli corti. Avevo anche le movenze di uno schifoso ragazzo ‘normale’. E così sono sempre passato inosservato. Avevo diciassette anni, ero pieno di soldi ed ero il peggiore dei bastardi. Mai beccato, mai fallito una consegna. Dovevo solo pagare il prezzo di una vita falsa. Ma in fondo tutti lo sono. Hai idea di cosa nasconde la gente per strada? Tutto ciò che di peggio tu possa immaginare ti è passato accanto, è salito sull’autobus con te. Forse vi siete anche sorrisi. Mi rendo conto che chiunque può essere un vigliacco, un assassino, un eroe, un carabiniere, uno spacciatore o uno che non sa stare al mondo. In fondo non fingo, io sono anche un bravo ragazzo. Ma sono anche uno spacciatore. E sarei potuto essere qualunque cosa. Forse ero tutto, ma mi sentivo niente. Come avevo fatto a diventare così? Perché gli altri non erano come me? Sembravano tutti così ingenui, così stupidamente felici, coi loro discorsi senza senso. Non capivo come facessero a vivere normalmente. Con degli hobby normali, una famiglia normale, lo studio, la scuola e i progetti. Io avevo tutto. Avevo i soldi, la roba; a casa ero l’esempio, e quando arrivavo nei locali, ero il numero uno, aspettavano tutti me. Eppure senza tutto questo ero niente. La mia vita era un lunghissimo pomeriggio, in cui dovevo impegnarmi per prendere più che potevo dagli altri, per divertirmi. La gente investe tanto tempo, tanta energia, in quello che ha dentro, per diventare quello che è. Qualcuno passa una vita a fare l’eroe. Qualcun altro è un vigliacco, un codardo, e più si presentano le occasioni più si allena a scappare dalle cose. Ma ognuno può diventare qualunque cosa. Io invece non appartengo a niente. È una vita che investo tutto quello che ho in cose che poi distruggo. Vedo il mondo vivere e mi fa schifo, ma io mi faccio più schifo. Sento un male che mi nuota dentro, nel petto. Io sono profondità. Ma forse devo solo fingere. Perché tutto questo non lo capirebbe mai nessuno. Sì, meglio distruggersi. Fingere. Non pensare. Ed essere quello che vi aspettate di conoscere. Solo la punta di un iceberg.