CUTTER, alzi la mano chi sa cos’è?

Cutter deriva dal verbo inglese TO CUT e significa tagliare. Il cutter è una forma di autolesionismo che si manifesta attraverso tagli autoindotti sul corpo, ma in realtà non “solo” quelli. Diciamo che con cutter si possono racchiudere tutte quelle manifestazioni di autolesionismo contro se stessi: focalizzare l’attenzione su una porzione del proprio corpo fino a farla sanguinare o, comunque, fino a farsi del male. Questo può avvenire in svariate forme ad esempio con delle pinzette accanendosi contro qualche pelo incarnito o presunto tale, fino a farsi sanguinare in modo importante, oppure, contro a brufoli oggettivamente inesistenti ci si possono creare reali cicatrici. Il cutter viene praticato sia a mani nude che con vari strumenti da lamette, taglierini, unghie, coltelli, forbici, ecc.
Si tratta di una problematica che esiste da sempre, ma solamente da poco è stata battezzata con questo nome nome. La compulsione può essere talmente forte e cieca che può portare la persona a mettere seriamente a rischio la propria vita.

Di seguito parte di uno scritto tratto da un articolo a cura del Dott. Matteo Mugnani
“Cosa succede dunque, ci chiedevamo? Cosa spiega questo fenomeno, che dunque non è in verità nuovo, ma è solo una nuova forma di espressione e di tentativo di trattamento del disagio umano?
Basta ascoltare le parole di chi ci descrive queste sue pratiche, per capirne di più, ascoltare quali pensieri, fobie, ossessioni generano queste spinte inarrestabili ad agire così sul proprio corpo. Ce ne parlano come di pratiche di estrazione dal corpo di un'impurità, di un qualcosa di illecito, di non casto, ce lo illustrano come una vera autopunizione perchè nel corpo, dentro al corpo, sentono che c'è qualcosa che non dovrebbe esserci, che loro non vogliono più avvertire. (…)Si propone dunque una scissione tra ciò che è interno al soggetto e al suo corpo, che dovrebbe essere a tutti i costi puro e buono, e ciò che è esterno, nel mondo attorno a lui, sui cui vengono proiettati il male, l'impurità, la perversione. E il corpo e la pelle come suo ultimo avamposto, come linea di confine, sono vissuti come la barriera che separa il bene dal male, il puro interiore dall'impuro esterno. Ma se l'impuro abita all'interno del soggetto, se il desiderio che muove la vita del soggetto è avvertito come un'ospite insopportabile, come una forma di impurità interna, allora ecco che il soggetto si convince in modo illusorio di poter "materializzare" questa sua parte impura, di poterla "sostanzializzare" ad esempio nel sangue che esce dalle ferite autoindotte, o di punire questa parte con le pratiche masochistiche. Ma il progetto fallisce perchè s'imbatte nella verità ultima della natura umana, che come hanno dimostrato le teorie freudiane, è una natura in parte anche perversa, in cui l'illusione di poter espellere da sé e dal proprio corpo questa dimensione vissuta come impura, può essere superata solo passando per un'altra via, più stretta, che punta invece ad un riconoscimento e ad una accettazione di questa dimensione perversa, emanazione della pulsione di morte, che abita la natura umana.”

Nel mio libro accenno ad alcuni episodi di cutter con forbici, unghie, mani e non solo.
36) TESTA O CROCE
Quello che accomuna molte delle ragazze che stanno vivendo questo tipo di problemi, oltre ovviamente al rigettare ogni sostanza nutritiva, è il martoriarsi fisicamente.
Ho ancora ricordi freschi delle torture volontarie alle quali Chiara si sottoponeva, nonostante tutti i miei tentativi di impedirle simili barbarie su se stessa.
Lei, posseduta dallo stolto demone distruttore, sentiva le mie parole come provenienti da eco lontane, troppo flebili per essere ascoltate e percepite con decisione.
Si mangiava le unghie.
Già, ma non come qualsiasi adolescente con quel vizio dettato da un po’ di insicurezza o nervosismo.
Si mangiava le unghie, e con abili contorsioni, anche quelle dei piedi, ma lo faceva andando fino in fondo e causandosi terribili infezioni.
Sapeva che non doveva, eppure continuava e neppure il dolore la frenava. Neppure l’uscita di tutto quel sangue. Anzi, quasi la eccitava. Quasi la faceva godere in un amplesso masochistico con sé stessa, con il suo dolore, con la sua voglia di mortificarsi.
Allo stesso modo, con la stessa tenacia, arrivava a mordersi la carne dei talloni, delle dita, fin quando il vivo della pelle, gridando bruciore accecante, non la risvegliava da quel torpore innaturale. Allora si abbandonava al pianto più sconfortato, e mani sanguinolente e piedi che le avrebbero fatto male ad ogni passo si rannicchiavano attorno al suo corpo, e soffrivano assieme a lei.
Tuttora, guardandole le mani, è possibile riconoscere alcune altre piccole cicatrici; sì, proprio lì, vicino al tatuaggio a forma di sole che fa’ bella mostra di sé sul suo polso. Quale posto migliore, se non ci sono portacenere nei paraggi, in cui spegnere le sigarette?
Erano vere e proprie torture, delle quali potrei parlarvi a lungo, dai pugni contro le pareti, o contro tutto ciò che era solido (procurandosi anche una frattura), ma è giunto il momento di rendervi partecipi di quella volta in cui, per propria volontà, scelse di farla finita.

ChiaraSole Ciavatta
www.chiarasole.it

Commenti

HO PIANTO A DIROTTO LEGGENDO..

..NON CONOSCEVO QUESTO TERMINE MA LA PRATICA SI VISTO CHE ANCORA NON RIESCO A LIBERARMENE..PRIMA ADOTTAVO TAGLI SULLE BRACCIA,POI MASSACRARMI LE GAMBE CON L'AGO E LE PINZETTE X TOGLIERE I PELI,OPPURE TAGLIARMI COMPULSIVAMENTE I CAPELLI,FINO AD ESSERE COSTRETTA A TAGLIARLI DALLA PARRUCCHIERA CORTI ALLA MASCHIETTA PERCHè NULL'ALTRO POTEVO FARE X RIMEDIARE..ED ORA VIVO CON UN MALESSERE COSTANTE QUESTI CAPELLI CORTISSIMI CHE MI FANNO SENTIRE NON PIù DONNA..PRIVANDOMI X IL MIO DISAGIO DEI CONTATTI SOCIALI..MI SENTO STUPIDA MA COSI MI SENTO..IO ARTEFICE DELLE MIE MUTILAZIONI..ANCORA PIU ARRABBIATA CON ME STESSA,,COME UN CANE CHE SI MORDE LA CODA E NON RIESCE AD USCIRE DA QUESTO AUTOLESIONISMO MORTALE X L'AUTOSTIMA..E POI le volte che sono finita in ospedale x voluta assunzione di farmaci..l'ultima volta ho rishiato la pelle..cerco di lottare ogni giorno con le mie paure ma non sempre riesco a gestirle e superarle e ricado e mi sento sconfitta,,ora nemmeno piu donna..ho sofferto anche di anoressia e bulimia..a volte si è stanchi di lottare quando lavori su di te e ricadi..ti chiedi se sarai mai felice..sono da piu di 4 anni in psicoterapia..ora che sono cosciente dei miei modi x distruggermi ..mi causa molto dolore..mi chiedo se mai riuscirò a guarire e se mai qualcuno potrà amare una persona che non ama se stessa..nonostante c la sto mettendo tutta x migliorare..ma questo disagio è cosi grande che spesso ti soffoca e ti fa chiudere nel tuo mondo,,sapere che ci sono persone che vivono lo stesso e che lottano x vincere e ti capiscono TI FA SENTIRE MENO SOLA..

X Anonima

Cara Anonima,
tutti i modi autodistruttivi che elenchi sono tanti modi per anestetizzare un grande dolore che hai dentro. Hai anche detto in passato di aver sofferto di bulimia e anoressia,ma data la sofferenza che vivi oggi,mi viene da dire che i tuoi sintomi non si sono risolti,ma solo spostati...
Dici che non sai gestire le paure,ma anche la paura è un'emozione e più che gestirla va vissuta...e credimi non sei affato stupida...come tu stessa hai letto,in molte ti capiamo,così come chissà quante ragazze che non hanno scritto qui vivono la tua stessa situazione...e dalla sofferenza non è impossibile uscire,ci si libera COMPLETAMENTE,dopo un lungo lavoro...ma prima di pensare se qualcuno potrà amarti ecc ecc,pensa a tutti i modi possibili per amarti tu!! Sei da anni in psicoterapia,però ti trovi bene con i tuoi terapeuti? Magari quello non è il percorso adatto a te...oppure stai affrontando argomenti che ti provocano dolore e i tuoi sintomi si sono intensificati così per questo...
Ad ogni modo,Chiara e tutte noi di Mondosole,per qualsiasi cosa ci siamo...mandare una mail a Chiara e magari incontrarla e scambiarci "due parole" non ti costerebbe nulla...anzi,potresti constatare con i tuoi occhi che è davvero possibile guarire definitavamente da ogni male!!!!!!!!!!
Ti stringo forte

Giulina

una domanda

Salve, avrei una domanda un pò particolare: c'è differenza tra il cutter e il masochismo?
Non si può essere masochisti per il piacere che si prova senza per forza avere problemi con se stessi?
vi sarei grata se mi deste una risposta...
Chiara

Cara Chiara

Cara Chiara
non sono un medico o uno psicologo e non so darti definizioni specifiche né tanto meno posso darti una risposta esaustiva alla tua domanda, però posso invitarti a riflettere sul perchè una persona provi piacere nel farsi del male, nel provocarsi dolore...come diceva qui sotto una persona a me molto cara, non è un'etichetta che ti da un'identità...masochista, autolesionista, cutter, sadico...Tu chiedi se si può essere masochisti senza avere problemi con sé stessi?!Ma io credo che una persona che si vuole bene e si prende cura di sé non faccia volontariamente o compulsivamente nulla che rechi danni fisici o psicologici alla sua persona o chi gli sta intorno!
Fammi sapere cosa ne pensi...
Valemi

Anche io ero così

Ho avuto un infanzia e adolescenza terribile, ma ogni volta trovavo il tempo per farmi del male come graffi profondi da causare infezioni, più usavo i coltellini, o forbici, ho tante cicatrici, e in ogni cicatrice c'è il significato, era il mio non volere più esserci. Nonostante sono sposata adesso da quasi 8 anni, e ii ricordi e le situazioni dolorose mi facevano reagire così, ho un disturbo dell'alimentazione da 15 anni, più mi creavo delle lesioni alle gambe e alle braccia, l'uscita del sangue, all'inizio mi dava un senso di beatitudine, ma durava pochissimo, perchè dopo tornava il mio dolore.4 mesi fa sono entrata nel centro di disturbi alimentari del Prof. Manara, ed da quando sono uscita non mi sono più fatta del male, lo devo ringraziare, con il cibo va meglio, ma le mie paure sono dietro l'angolo, pronte a giocarmi brutti scherzi, volevo solo dire che si può uscire da questa situazione, però bisogna farsi aiutare da qualcuno, perché da soli e difficile.

Ciao Robi, e io vorrei dirti

Ciao Robi, e io vorrei dirti che si può anche vivere senza "paure dietro l'angolo"!
Nessuno può giocarti brutti scherzi se tu lavori su te stessa con pazienza e costanza...perchè chi CI gioca brutti scherzi siamo solo NOI.

Un abbraccio

Fra

Pure io Alzo la MANO!

Pure io alzo la mano! Nonostante solo poco tempo fa ho dato un nome a questa pratica, prima ignorandone la conoscenza non la consideravo neanche un sintomo. Invece, per me è ancora un sintomo che non sono riuscita ad eliminare del tutto.
Cutter, che pratico dal ginocchio in giù e sull’inguine. Passo ore e ore ad astrarmi dal mondo con le pinzette, a togliere i peli che non ci sono, fino a rimanere piena di piccole cicatrici rosse. Poi da un tratto mi sveglio, mi rendo conto del disastro che ho combinato e corro a disinfettarmi ossessivamente, come se l'aria mi facesse venire qualche infezione.
Faccio veramente fatica a non farlo, perchè mi provoca una valanga di piacere ogni pelo che riesco a levare dal mio corpo. Piacere che può durare ore e ore.
Questa pratica mi vincola moltissimo dal momento in cui non riesco a portare vestiti che mettano in esposizione le mie gambe, che naturalmente mettono in evidenzia tutto il maltrattamento avuto.
Sinceramente è un argomento che ancora non ho trattato in profondità e in conseguenza ignoro ancora i suoi significati.

Sole

Grazie Sole! ricordo quando

Grazie Sole!
ricordo quando ne hai parlato in gruppo per la prima volta, e proprio in quel momento ho realizzato che anch'io l'ho sempre fatto ma non l'avevo mai visto come autolesionismo...pensavo fosse solo una mia personale ossessione...sto cercando ora di guardare in profondità a quegli episodi per dar loro un senso, e soprattutto di analizzare in quali momenti mi rifugiavo nel mio mondo, ad accanirmi sul mio corpo, perché...
Ti capisco quando dici che fai fatica a non farlo perchè il godimento è troppo, e proprio ultimamente mi è capitato di cadere in quello stato di trans, quando solo dopo, quando ti guardi le gambe, capisci il disastro che hai combinato...però dobbiamo riuscire a trattarlo come un vero sintomo, uno dei tanti con cui abbiamo riempito le nostre vite, provare a capirne il significato e rielaborarlo per poi provare a liberarcene!
Grazie a te e a tutte le altre preziosissime testimonianze su questo argomento così delicato, che come dice Benny tocca, anche se in forme diverse, un pò tutte noi!

Vale mi

un po' delusa...

Onestamente speravo di vedere tanti commenti a questo post.. So che il cutter è poco conosciuto, che se ne parla di meno, ma è diffuso, molto diffuso, l'autolesionismo in generale lo è... Mi sarebbe tanto piaciuto trovare risposte, esperienze, interrogativi... Credo sia importante che ognuno porti la sua esperienza, anche in forma anonima se non vuole esporsi, magari è un tasto dolente o troppo personale,ma comunque che porti il suo.. Per me è sempre prezioso leggere o ascoltare le esperienze di altre persone, mi aprono gli occhi su punti di vista che magari non avevo considerato, mi muovono ricordi, non mi fanno sentire sola...
spero che ci possano essere altri commenti nei prossimi giorni...se così non fosse...mi dispiacerebbe molto, però pazienza...magari al prossimo post su questo argomento..
Benny

Benny, scusa se mi permetto,

Benny, scusa se mi permetto, ma non prendererei troppo personalmente questa "carenza (carenza?) di commenti".

Mi sembra che tu sia ancora un pò legata al tuo "primo" sintomo e so che con primo intendi non solo un fattore cronologico, ma di importanza.
Credo che ci sia un certo parallelismo anche tra il VEDERE qualcosa sul proprio corpo e il VEDERE qualcosa sul blog.
Facci una piccola riflessione...
Prima o poi vedrai che verrà il tempo in cui non saranno le risposte degli altri ad essere importanti, ma la tua...il tuo parlarne...senza bisogno di mostrare qualcosa...cicatrici rosse che fossero o cicatrici guarite che siano...
Le ferite interne...quelle sono ancora rosse e sanguinano e fanno male...pensa a loro, e non solo a ciò che si VEDE.

Ti abbraccio forte

Beh...è ovvio, per certi

Beh...è ovvio, per certi aspetti, che la prenda personalmente Fra, è un argomento che mi tocca molto, forse più di tutti quelli che ho letto fino ad ora, ed è normale sia "curiosa" di sentire altre esperienze, non come un confronto malato, ma come una scambio in chiave positiva. Non mi sono espressa bene forse, non mi sono fatta capire.
Non voleva essere una polemica, ma una costatazione, che evidentemente non è stata solo mia.
Certo che sono ancora legata al mio "primo" sintomo, mi manca molto a volte, ed è una gran fatica non utilizzarlo come "ansiolitico", un po' come ho sempre fatto, anche se non ho ricadute, non significa che a volte non le desideri..
Nel mio vissuto quello che "si vede" ha sempre avuto molta importanza: l'aspetto, ciò che è visibile chiaramente, il concetto "sciupare" invece di "ferire"..l'ho interiorizzato a tal punto che è difficile per me cambiare punto di vista, ci sto lavorando :) Di certo è una buona riflessione, ne farò tesoro!
un abbraccio
Benny

...capisco...

Capisco benissimo cosa intendi...e pensa che questo post ne ha tanti di commenti confrontato con qualcuno di tempo fa!!!Al di là di questo argomento,il più delle volte le persone che scrivono sono sempre le stesse... per questo faccio il martello e incito le ragazze a scrivere,non voglio fare la rompiscatole ogni volta,però sinceramente non capisco...so per certo che molte usano internet,perciò...perchè non scrivere due righe?????????????? Anzi,scrivere dietro uno schermo è più facile,o perlomeno per me lo è!!!!si può anche scrivere in forma anonima!Quindi credo sia più che altro un fatto di non voglia...perchè tutti pensano,quindi a maggior ragione se si tratta di argomenti delicati di cui parliamo tutti i giorni un pensiero che vaga nella testa ci sarà per forza...
So che magari è un problema mio però a me dispiace quando vedo pochi commenti...io adoro questo spazio...è bellissimo perchè anche chi non è con noi fisicamente può partecipare alle nostre conversazioni,leggere i nostri pensieri e noi i suoi...sarà che mi ricordo del mio di blog,del suo contenuto così terribile (e li di commenti ce ne erano tanti,troppi) che vederne uno così oggi di Mondosole è straordinario...ci tengo davvero tanto!
In tutto ciò,io il link del blog lo metto in giro per internet ovunque lo ritengo necessario,in modo che molte persone ne possano venire a conoscenza...però non so fino a che punto sia utile...spero che coloro che leggono anonimamente avranno prima o poi il coraggio di aprirsi....

Giulina

In realtà Benny anch'io sono

In realtà Benny anch'io sono rimasta un po cosi...
ormai è diventata un'abitudine per me scaricare la posta e leggere i commenti sul blog...
è un argomento che penso riguardi molte di noi, se non tutte....e vedere questi pochi commenti mi lascia un po amareggiata...
perchè cmq penso che molte di noi potrebbero portare il loro prezioso contributo...io almeno leggendo i commenti degli altri ritrovo senpre qualche spunto di riflessione, lo riporto sempre al mio vissuto, alla mia esperienza, mi aiuta a ricordare certi momenti, e penso che sia un'importante opportunità ulteriore questa che abbiamo di scambio reciproco...quindi mi piacerebbe che la utilizzassimo tutte al meglio...
un abbraccio Benny,

Michi An.

Esatto Michi,proprio a questo

Esatto Michi,proprio a questo mi riferivo.. È prezioso questo blog,è uno dei pochi in cui si può trovare sì dolore, ma soprattutto tanta SPERANZA! È uno spazio in cui le esperienze proprie e altrui diventano motivo di forza,di spinta,di coraggio.. È un peccato che a volte venga sfruttata così poco questa opportunità.. Di certo la mia reazione è mossa anche dalla mia particolare sensibilità per questa tematica,il cutter è stato tutt'altro che marginale per me..
Ti abbraccio michi,forte forte!
Benny

So che ci sei rimasta male

So che ci sei rimasta male per la povertà di contributi arrivati su questo argomento..Credo tu senta sminuito il tuo primo sintomo, come se venisse considerato dagli altri marginale, beh così non è!Forse fa solo più paura di altri temi...Vorrei dirti però che la perdita è maggiore per coloro che avrebbero potuto aprirsi, apportando la loro esperienza, e invece ci rinunciano...Tu hai avuto una forza incredibile a raccontarci il tuo dolore, il tuo sentire, quello che ha rappresentato per te, e come adesso stai imparando a volerti bene!GRAZIE GRAZIE GRAZIE!!!
Ti stringo forte
vale mi

riflessione

Non c'è argomento trattato in questo blog che non tocchi ognuna di noi da vicino.
Le definizioni spesso diventano uno scudo dietro cui difendersi, ancora una volta, per sentirsi forti della propria debolezza, della propria malattia.
Hanno un carattere diagnostico ma non terapeutico. Così bulimia (ma con lassativi? o sport compulsivo? o vomito?), cutter (ma di che tipo?), anoressia (ma con o senza vomito?), binge, ortoressia a volte mi sembrano essere un'uteriore barriera per distaccarsi dal mondo.
Oggi ho questa sensazione di repulsione rispetto alle definizioni perchè non mi sento di appartenere a nessuna di queste, benchè abbia odiosamente-amorevolmente "cullato" in me tutti questi sintomi.
Vorrei talvolta che ci si vedesse dall'esterno noi, fragili creature plasmate da dinamiche controverse, e capire, vedere, sentire che siamo esseri umani e non figlie di definizioni.

Fra

sono d'accordo Fra però...

Il termine definizione porta in se un senso di finitezza, di circoscritto, di concluso...ma noi sappiamo bene che la sofferenza non può essere circoscritta e racchiusa in una parola...eppure nessuno "sceglie" un sintomo a caso, ogni sintomo ha un suo significato ben preciso...solo per questo credo che a volte una "definizione" può essere utile...purchè non sminuisca e esaurisca in essa la sofferenza e il dolore ma sia una porta attraverso la quale guardare nel profondo...
Roby Na

Non credo che con una

Non credo che con una definizione si voglia di più del carattere diagnostico, non credo che ci sia nessuna mira terapeutica con una definizione fine a se stessa. Essa è utile per mettere delle minime basi di conoscenza, io stessa non conoscevo con esattezza la definizione del termine "isteria", pur essendo un tratto abbastanza forte della mia personalità, io resto isterica a prescindere dalla definizione, ma essa mi aiuta a capire meglio questa parte di me, e vale per il resto..
Inoltre la maggior parte delle persone è molto ignorante in questo ambito (vi prego, nessuno si senta offeso, "ignorante" nel senso di ignorare), disturbi alimentari, cutter e altro, dando delle minime spiegazioni si cerca di introdurre al problema, non credo ci sia la pretesa di far sì che l'altro, non direttamente coinvolto, capisca tutto questo solo con l'aiuto del dizionario. Mi viene in mente la faccia della maggior parte della gente al We Free quando sentivano la parola "binge"... dando una definizione di questa parola si può aprire uno spiraglio, e magari far riflettere su un sintomo ampiamente sottovalutato... "uno che si abbuffa è goloso, basta la volontà"..e bla bla bla...
neanche io mi sento figlia di definizioni, ma sono quelle definizioni che hanno dato un nome a quello che credevo solo essere un groviglio incasinato di sensazioni di una me sbagliata..
Benny

Ciao Fra, nenache a me sono

Ciao Fra,
nenache a me sono mai piaciute le etichette anzi!Ma in questo caso non ritengo affatto sia un etichettarci o un etichettare con dei nomi la sofferenza !
Penso ,invece,sia utile l'utilizzo di nomi (Cutter,binge ,anoressia ,bulimia dipendnza)per ''quegli altri'' che dal di fuori hanno sempre visto questa Malattia come mancanza di volonta':del tipo è magra beh potrebbe mangiare di piu',si taglia :è pazza!Vomita?la smettesse puo' sempre scegliere!
Credo che i nomi stavolta occorrano non per noi ,ma per dare un peso concreto che sono mezzi ,oggetti transizionali strumenti che portano ad un dolore estremo di una Malattia!
Non pensare alle etichette per me almeno non lo sono...è vero Noi lo sappiamo il livello di dolore interno ma gli altri no!!
Diamo la possibilita' a chiunque passi attraverso questo mezzo virtuale di poter dare almeno una piccola spiegazione ,di poter far vedere le varie sfaccettature con nomi -non nomi...a noi questo non deve interessare ...Noi il nostro dolore lo elaboriamo snza etichette ma con una parola :il passaggio nella soffeenza!!
Ma alle persone facciamo capire anche che esistono nomi di diagnosi non perchè ci sarebbe un cambiamento in modo drastico e rivoluzionario ma forse la considerazione dei disturbi dell'almentazione come mallattie sarebbe un passo per dargli il giusto peso nella medicina moderna come malattie con le loro cause (generiche )ed effetti(generici)..ed e' poi quella lotta che la Chiara e Matteo stanno portando avanti da anni con la notevole informazione che fanno!!
Non credi?

sono d'accordo con te

Sono d'accordo quando parli del fatto che gli "altri" abbiano bisogno di capire...infatti io stavo discutendo il NOSTRO uso delle etichette, il nostro bisogno di averne..o meglio, parlo di quello che avevo IO. Quando ho scritto volevo esprimere il mio sentire e porre una questione, che riguarda il MIO modo di vivere quelle parole, il modo in cui le gustavo, nel definirmi "Bulimica" o "border-line"...
Non state dicendo nulla di diverso da quello che volevo dire: le definizioni servono per gli altri ad individuare, ma talvolta, per chi se ne appropria, a non a individuarsi.
Forse la differenza è troppo sottile, o forse non sono in grado di farmi capire...

Fra

posta in questi termini ti

posta in questi termini ti sei fatta capire alla grande!!:-)
un abbraccio fra

È vero Fra, noi spesso ci

È vero Fra, noi spesso ci crogioliamo nelle etichette.. Quante volte mi sono sentita speciale perchè "bulimica","autolesionista"... Non dovremmo averne bisogno, ma ci serve, o almeno, a me è sempre servito..era la mia unica identità "sicura","definita".. Era l'unica ch sentivo mi si addicesse davvero: sono una persona gentile? A volte.. Generosa? Spesso.. Testarda? Il più delle volte.... Bulimica? SEMPRE!
Bella riflessione, non l'avevo letta da questo puntodi vista, in cui mi ritrovo in pieno!
Benny

Si tesoro

Intendevo dire proprio questo. Ne parleremo meglio insieme!
Ti abbraccio

Fra

Fra...

Fra, io penso che fuori cmq è pieno di gente che magari non comprende che significa, e quale sofferenza cè dietro la nostra malattia...
noi spesso siamo le prime a non conoscerla, io per prima non sapevo neanche che cos'era il binge prima di arrivare a MondoSole...se neanche noi la conosciamo fino in fondo, come fanno gli altri a capire..?
a me non piacciono le etichette, ma ora non mi sento nemmeno etichettata, chiaro magari posso aver capito a quali mezzi ho ricorso in tutti questi anni di dolore per cercare di "anestetizzarlo" e non sentirlo...ma non per questo devo avere una etichetta con su scritto cosa ho...
penso che sia importante capire quali sono i propri sintomi per cercare di non ricorrere piu ad essi...se sono distruttivi...svuotarli di significato e cercare di assaporare la vita, le emozioni a 360 gradi senza anestesie.,...amandoci prima di tutto..
poi sinceramente se ci sono persone che non capiscono, quelle ci saranno sempre, ma non è una questione di vita o di morte...certo, io faccio di tutto per cercare di far capire alle persone a cui tengo, la mia malattia, i miei sintomi, il perchè ho dovuto rifugiarmi in un sintomo mortale in tutti questi anni, a cosa mi serviva, e quanta sofferenza c'era dientro il non mangiare o l'abbuffarsi....e penso che le persone che mi stanno piu vicino, a cui voglio bene abbiano piu o meno capito,
degli altri a un certo punto non mi importa.....
no????
un bacio tesoro

Michi An.

Il mio "primo" sintomo...

ho scritto questa riflessione pochi giorni fa...prima ancora che il post fosse pubblicato, lo aspettavo, perchè è un argomento che mi tocca moltissimo... faccio un bel copia e incolla di quello che ho scritto, credo di non essere mai stata così lucida e fluida nel parlare di questo argomento..:
> Riflessioni sul Cutter <
Quando mi metto davanti allo specchio, magari dopo la doccia, e guardo il mio corpo, nudo, mi viene spontaneo paragonarlo ad una pagina, una pagina su cui, nel corso della mia vita ho scritto e riscritto il mio dolore, la mia sofferenza. Ho utilizzato più di un inchiostro, più di una penna, alcuni "appunti" sono pressoché invisibili, non si fanno vedere sulla pelle, ma sull'anima, altre sono nitide, visibili a tutti..
Il cutter è stato il mio primo sintomo palese, nonostante il mio rapporto con il cibo fosse da sempre stato conflittuale (a dieta da tutta la vita, il primo dietologo alle elementari..), è stato il primo a farsi strada come forma di sollievo...di anestesia.
È strano parlare di sollievo quando parliamo di tagli inflitti al proprio corpo..
Ricordo nitidamente la sensazione:il prima e il dopo.
La sensazione di rabbia, crescente, martellante, il desiderio di vendetta su di me e sul mondo.

Il capro espiatorio: il mio corpo.

E poi il senso di liberazione, di aver punito il giusto peccatore.
Ricordo quello che disse una volta una mia compagna di percorso:

"il tuo corpo, odiato, massacrato, vittimizzato, è stata la cosa più preziosa che tu abbia mai avuto...è stato lo strumento utilizzato per esprimere il tuo dolore."

Il fenomeno cutter è ora sempre più diffuso, anche se, purtroppo, se ne parla poco, per paura di essere giudicati, di non essere capiti: affamarsi, abbuffarsi e vomitare, passare ore a massacrarsi in palestra, drogarsi, ubriacarsi…sono poi tanto diversi?
Confrontandomi con ragazze che soffrono di questa patologia sono venute fuori molte motivazioni, molte interpretazioni.
Nel mio caso ad avere particolare valore era il dolore, ma soprattutto la CICATRICE.
Ogni volta che mi tagliavo non pensavo tanto a che cosa sarebbe uscito, non penso di aver mai creduto che da quelle ferite se ne sarebbe andato il mio dolore, godevo però nel vedere uscire il sangue...nel vedere la vita, che piano piano, se ne andava, come col contagocce... sadicamente mi guardavo con sguardo assente.. Non a caso ho scritto "sadicamente": Jeckyll che guarda una parte di lui, Hyde, rovinare e rovinarsi, vittima di se stesso, della sua parte "cattiva".
Escogitavo ogni strategia possibile per aumentare il dolore, perpetrando il mio rito della vasca da bagno: acqua salata, nastro adesivo sulle ferite..
Ogni fitta, ogni gemito, era per me un segnale che in me c’erano ancora sensazioni, che ero ancora in grado di sentire qualcosa, il più delle volte altro non mi sentivo che un guscio vuoto.
Non mi curavo, non volevo prendermi cura di quelle che sarebbero diventate un'arma: le mie cicatrici.
Le contavo, le accarezzavo, le osservavo fiera di me, di me che sapevo soffrire così bene.. era una manifestazione così palese che chi avrebbe potuto mettere in discussione la mia sofferenza?

Ognuna era una citazione del mio dolore.. una eccitazione per il mio sadomasochismo.

Bastava un litigio, un pensiero, un piccolo, apparentemente insignificante, cambio di programma.. ed ero legittimata a farmi del male... La cicatrice era per me un modo per mostrare a tutti l'insufficienza della mia natura.
La mia natura, mancante, parziale, inadatta...
Le braccia...nasconderle con vergogna, mostrarle con vanto, motivo di orgoglio, un'etichetta di valore...
La pancia, punto nevralgico, da cui una donna genera la vita, per me intimo, che nascondo, quella parte del mio corpo è MIA!
Sulla scia dell'ideale familiare, in particolare dell'ideale paterno, il mio corpo doveva essere magro, perfetto, anoressizzato... Ma tutto questo non potevo reggerlo, se non per brevi periodi, il desiderio di ribellione era tanto più forte e così ritornava la bulimia, il cutter, il binge, la restrizione. Tutto votato a:

Rovinare, sciupare. Provare pena per un corpo rovinato.

Il corpo passa in secondo piano rispetto al trattamento che esso subisce, la ferita è la cornice. Mi protegge, come una maschera, infatti è una delle tante maschere di cui mi sono servita nella mia vita.

Ogni taglio una separazione, da me stessa...

Grande confusione: chi sono io.. quella che taglia o che viene tagliata?
Ricordo nitidamente il mio primo gruppo a MondoSole, anzi, il primo gruppo in cui ho preso parola.. portai proprio le mie cicatrici, la paura di curarle, la paura che sparissero..
Quando ho iniziato a curarle seriamente da un dermatologo, ho sentito un gran dolore: Non era la parte di dolore fisico a preoccuparmi, ma il dolore morale, la sensazione che se ne stesse andando via la mia identità, assorbita dalla mia stessa pelle.. le contavo e le ricontavo...
nei miei continui sbalzi d’umore ero un conflitto di emozioni costante: a volte avrei voluto che si raddoppiassero, altre, che sparissero, che il corpo fosse pulito.

O tutto o niente.

Ad oggi mi guardo, e nonostante che le sensazioni sopra descritte siano ancora presenti e , talvolta, martellanti, cerco di non concentrarmi solo su quelle.
Ci sono dei giorni in cui mi bruciano, mi pizzicano, ma cerco di non accanirmi, di non crogiolarmi in quel godimento malato, di autocommiserazione.
Mi fermo, respiro e cerco di andare avanti nel mio percorso, che, piano piano, mi sta portando a conoscermi, a capire chi sono, che cosa voglio, ma sopratutto mi sta aiutando a sentire senza bisogno di anestetizzare, ad accettare la frustrazione, senza che sia il mio corpo a pagarne lo scotto. Tanta fatica e tanto lavoro ancora mi aspetta, ma un’altra cosa che sto allenando è la pazienza..
Inizio a capire che valgo non perché so soffrire o perché ho sofferto,
inizio davvero a desiderare la libertà e sono più che sicura, che arriverà anche per me, con i piedi per terra, ma gli occhi ben puntati verso il sole.

Benny

Conosci bene la reazione che

Conosci bene la reazione che ho avuto nel leggere questa tua preziosa testimonianza...è come se avessi sentito su di me quel dolore che tu racconti, quella sofferenza che hai dentro e che hai provato in tutti modi a portar fuori...un urlo disperato che aveva bisogno di manifestarsi sul tuo corpo, con una cicatrice indelebile, un marchio, l'estremo tentativo per mostrare all'esterno il carico che cresceva dentro ogni giorno...io ho provato a farlo in tanti modi diversi, massacrarmi intendo, ma ho sempre avuto una paura folle del sangue e forse questo mi ha salvato almeno da questa tortura autolesionista!Ma ricordo le ore e ore passate a esaminare ogni centimetro di pelle delle gambe con pinzette e unghie, la pancia, il viso...la vergogna delle gambe nude in estate, che ancora adesso mi perseguita...i miei genitori che mi urlavano di smetterla e mi portavano da dermatologi, estetisti, mentre io continuavo a rovinarmi...
E' bello vedere però come ora, giorno dopo giorno, ognuna di noi prenda coscienza delle proprie azioni passate e del valore che avevano, ed è bello vedere come cerchiamo di prenderci cura di noi, a partire proprio dal quel corpo che abbiamo tanto maledetto e provato a trasformare e annullare...Per questo mi si riempie il cuore quando dici che hai iniziato a curare le tue cicatrici e compiere altri piccoli gesti d'amore verso te stessa!
Continua così cara amica, siamo tutte con te!
ti voglio bene
vale mi

Grazie

Grazie mia cara,
è vero, è bello guardarsi intorno, proprio noi che siamo specchi, e vedere una nostra compagna che si prende cura di se stessa, del CORPO..a me serve molto guardare le mie compagne, che prendono in mano la loro vita, è una spinta forte.. Mi da sempre speranza, ed è bello condividere le proprie piccole grandi conquiste, dal più piccolo granello di zucchero ingerito senza paura, al vestito indossato senza vergogna...al riconoscersi VIVA!
So che questo è un periodo molto duro per te, ma ti sei veramente lanciata e affidata a Chiara e Matteo, questo è fondamentale! Ricordo una volta, dopo un mio sfogo pazzesco in gruppo, la Giorgia (Ascoli) mi disse che sentire fa male, ma è l'inizio della strada che porta alla libertà... Parole Sante :)
ti abbraccio tesoro, forza!!
Benny

X Benny

So quanto aspettavi questo post e ti ringrazio per esserti aperta così...è molto importante sia per chi legge ma soprattutto per te stessa....
Ricordo molto bene il giorno in cui ti ho accompagnato dal dermatologo...ti ricordi,io ero andata a far vedere le mie cicatrici sulla schiena (che purtroppo a volte mi continuo a massacrare)e e tu curavi le tue...così come ho bene in mente quando in gruppo hai espresso le tue paure...
E già da li ho pensato "Ma quanto è forte e determinata nel curarsi la Benny??"
Ero orgogliosa di te quando mi dicevi che andavi dal dermatologo e facevi ciò che razionalmente sapevi essere la cosa giusta ma emotivamente per nulla,come quando chiedevi a noi di tenerti qualsiasi cosa di appuntito con cui avresti potuto farti del male in un momento di compulsione...
Sai in quei momenti mi compariva nella mente la scena di quando ho impacchettato tutte le mie "armi da guerra contro me stessa" e le ho consegnate tutte a Chiara...ricordo quanto mi era costato e quanto mi sono sentita persa,però sapevo che dovevo farlo...guardavo i miei tagli sotto il mio solito polsino nero,che spostavo strategicamente solo e quando decidevo che volevo mostrarle al mondo,e sapevo che avrei dovuto rinunciare al godimento della distruzione,del mostrare ciò che io consideravo espressione del mio dolore,dell'attirare l'attenzione...è vero ho perso quello ma piano piano ho molto di più...avanti così amica mia...ti voglio bene...

Giulina

Grazie tesoro!! Grazie per

Grazie tesoro!!
Grazie per tutto e il sostegno e l'amore con cui condividiamo tutto questo!!

Grazie Benny...

Grazie Benny per quello che hai scritto...hai fatto capire bene con le parole che hai usato cosa si prova e che cosè il cutter..che anch'io prima di arrivare a MondoSole non conoscevo...
Si capisce, da quello che hai scritto, quanta consapevolezza hai in piu rispetto a quando sei arrivata, quanto hai lavorato sui perchè, sulle cause del tuo primo sintomo, come dici tu...
Ti sto conoscendo, un po alla volta, piano piano, perchè purtroppo sei arrivata a MondoSole quando gia venivo solo il sabato, ma nei momenti che passiamo insieme sento la tua forza, la tua positività, e i tuoi abbracci veri...
ti voglio dire, grazie perchè si sente che credi nel percorso che stiamo facendo, e porti tanto di te a tutte noi...io almeno lo sento...
grazie piccola, stai facendo tanto, continua cosi....
ti stringo forte..

Michi An.

Michi grazie! Anche a me

Michi grazie!
Anche a me piacerebbe poterti vivere di più, ma, anche se poco per volta,ti sto conoscendo sempre di più e ti sento molto quando parli di te, è bellissimo come tu, nonostante venga solo il sabato, porti te stessa, le tue paure, ma anche le tue vittorie!
Anche io ti voglio bene, ti aspetto per un weekend riminese con noi!!!!

Benny

Hai fatto dei passi da

Hai fatto dei passi da gigante. Ricordo bene le prime volte a curarti le cicatrici, l'hai fatto subito, hai subito iniziato a seguire, con dolore è normale ma eri forte, il tuo sguardo diceva:"andate al diavolo, mi fa male,ma io inizio a lottare, mi fido,Punto. Lo faccio".Ricordo inoltre quel brutto episodio e nei tuoi atteggiamenti c'era quel finto:"non è mica grave" ma dentro di te c'era quella parte di amore che era addolorata per esserti fatta del male e da lì in poi ha iniziato a prevalere la vita.Benny tu sei calata tanto in questo percorso, ti prendi sul serio, ragioni e provi.Hai bene ij testa il valore della vita e le possibilità che ci si sono aperte e la fortuna che abbiamo a vuto a capitare qui.Sei una persona speciale, una ragazza in gamba, una dona che sboccia, e io sono fiera di vederti crescere. Grazie per portare così tanto.Ti voglio davvero tanto bene
Martyy

Grazie Marty..

Ricordo bene quella sera, in cui io, completamente non lucida, mi ripetevo "non è stato così grave, non è successo nulla di che..."...beh...stare fino all'una di notte al pronto soccorso, con quello che poi ne è consegiuto, posso dire che sia grave... ho rischiato molto quella volta! Mio Dio, ero in preda al sintomo e questo annebbiava anche l'istinto di conservazione personale, il volersi bene..
Ricordo il tuo starmi vicino e ti ringrazio ancora oggi.
Grazie mille per quello che mi hai scritto, sai quanto tenevo a questo post..
Ti voglio bene stellina, grazie per essere parte del mio percorso!
Benny

Mi fa male rendermi conto che

Mi fa male rendermi conto che ancora non ho eliminato tutte le forme di masochismo verso il mio corpo, ancora elimino con violenza peli e punti neri sul mio viso, sulle gambe o sul collo che vedo solo io e cerco con attenzione:li devo togliere, devo veder uscire.E' occupare l'attenzione, sentire male fisico in momenti in cui mi sento sola e non voglio stare in contatto con ciò che vibra dentro.Prima mi davo pugni sulle gambe e mi stringevo ogni pelle di troppo che sentivo e nel provare dolore anche breve ma intenso, il resto si assopiva e mi sfogavo.La pratica delle pinzette usate ovunque la facevo con mia mamma e poi l'ho fatta mia per usarla in momenti di solitudine, ma anche quando ero (e sono)con altre persone e andavo in bagno per stopparmi un attimo e per poi tornare con i segni rossi .Sento una spinta , come uno stordimento e mi devo forzare a tornare sulla terra per fermarmi.Evidentemente ho ancora rabbia verso di me , ho paura di sentire e accettare certe mie verità, ho mancanza di cura verso il mio corpo se non c'è un motivo esterno che mi fa sentire l'obbligo di sistemarmi.Ma tanto non c'è nulla da fare, posso evitare proteggendomi di non tener scorte alimentari, o di buttare via le pinzette ma poi se voglio posso usare il resto sempre:è inevitabile perciò che io dia spazio a questo vulcano o continuerà a riempirsi.
Martyy

Marty..

Marty secondo me, e anche da quello che hai scritto, si capisce bene che tante cose le sai, le hai capite...
quando dici "Evidentemente ho ancora rabbia verso di me , ho paura di sentire e accettare certe mie verità"....
io penso che ancora a volte hai paura di "sentire", di ascoltare le tue emozioni, forse per paura o forse perchè come diciamo sempre destabilizzano, o forse perchè sono nuove....e quindi cerchi di trovare un qualcosa per non pensarci, per non sentirle...
continua a lavorare sulla rabbia che senti, non ci sono libretti di istruzioni, io e te lo sappiamo bene...
sono sicura che continuando a lavorare come stai facendo troverai la strada per liberare il "vulcano" che hai dentro...noi ci siamo sempre, insieme affrontiamo tutto..
ti abbraccio,

Michi An.

Mia dolce

La rabbia verso di te è il motore che muove la mancanza di cura, di bene verso te stessa... anche se sai benissimo che questa rabbia non è solo verso di te...
Sai che qualcosa da fare c'è.. non sottovalutarti Marty, certo che "puoi usare il resto sempre", ma si tratta di scegliere, di scegliere la VITA! Guarda quanto hai fatto, porta al gruppo, sfogati, lavoraci, vedrai che prima o poi questo vulcano che ora senti sul punto di eruttare, non ti darà più così fastidio...
Ti stringo!
Benny

per Marty

non è vero che non c'è nulla da fare...almeno non lo puoi sapere subito!tutto e subito non esiste !La sofferenza c'è ,il dolore resta ma non per sempre ,si elabora ci si convive...il tempo
(anche se ti sembra una cavolata)aiuta!
E poi perdonami ma tu sei a Mondosole ,sei supportata ,ci sono Chiara e Matteo ...ci sono le ragazze!
Quante ragazze hai visto che piano piano hanno preso il volo?Adesso sanno capirsi,sentirsi ...sorridono ..,ti .si
insomma vivono le emozioni!!
Non ti sentire sola perchè non lo sei!

Avanti ce la si fa!!:-)

Scusa devo esermi spiegata

Scusa devo esermi spiegata male, ho detto che non c'è nulla da fare nel senso che non passano così le cose, cioè l'unico rimedio è accettare ciò che si ha dentro e dargli spazio. Io sono convintissima di questo percorso, non l'ho mai messo in discussione e neppure la solidità delle persone e l'incredibile valore di Chiara e Matteo. A volte mi sento sola perchè non trovo me, non trovo una strada chiara e netta in me..Cmq grazie
Martyy

Penso che noi affamate di

Penso che noi affamate di amore, ammalate di mancanza di attenzioni e di affetto, abbiamo dimostrato in ogni modo la nostra sofferenza per dire a tutti "guardate, io CI SONO, ESISTO, STO MALE...aiutatemi..."
abbiamo cercato di esprimerlo in tutti i modi, tranne forse che a parole...
e penso che la maggior parte di noi oltre ad avere un sintomo alimentare ha cercato di far del male al proprio corpo in tanti modi, cercando di scomparire, tagliandosi, martoriandosi unghie, capelli....
anch'io mi ricordo benissimo di una estate in cui, in un periodo, forse il piu estremo che ho raggiunto nei 5 anni di restrizione anoressica, avevo sempre in mano le pinzette e non davo tregua alle mie gambe...mi ricordo che dentro stavo malissimo, mi sentivo completamente sola, avevo delle amiche che erano tutto tranne che amiche, e mia madre faceva la sua vita, io stavo spesso a casa, lavoravo in una gelateria nel periodo di pausa tra gli esami della sessione estiva e quella invernale,....
in quella estate mi ricordo che mi affacciavo dal mio balcone dell'ultimo piano dove abitavo.....e siccome ero spesso da sola a casa la sera...(mi stupisco di scriverlo qui, perchè penso di non averlo mai detto a nessuno...forse per vergogna..) ho pensato veramente di buttarmi giu,,,pensavo che forse avrebbero sofferto i miei nonni (a cui avrei lasciato una lettera..),mio fratello (che mi dispiaceva lasciare perchè mi sentivo di doverlo in un certo senso guidare nella crescita...)un po mia madre ma non troppo...per il resto non avrei lasciato che tutto quell'immenso dolore che sentivo dentro....quel senso di non essere voluta ed amata da nessuno...
Mi ricordo quei pomeriggi assolati passati da sola nel divano con le pinzette per far uscire quei "peli sotto pelle", ma che in realtà volevano far uscire ben altro...io quasi trasparente e il viso scavato, mia madre che mi passava davanti...mi salutava ed usciva......
e con me rimaneva quel senso di vuoto, di solitudine e di impotenza contro tutto quel dolore che sentivo....
ho ancora i segni di quell'estate purtroppo...ogni volta che ho la tentazione di usare le pinzette (anche se in modo diverso..) penso sempre che c'è qualcos'altro che dovrei e vorrei far uscire,,,c'è qualcosa a cui non voglio pensare, o che mi fa paura o destabilizza (come con il cibo poi...)
A ripensare a quel periodo mi vengono i brividi perchè mi ritengo fortunata di aver trovato delle persone come voi Chiara, Matteo, le mie amiche di MondoSole, Miki (che non conoscevo ancora), perchè sò che non sarò mai piu sola, e mi sento capita, e accompagnata in questo cammino....
per quanto può essere difficile cambiare certe dinamiche, per quanto tempo possa volerci, il senso di solitudine e quel groviglio di dolore che avevo nello stomaco piano piano si sta sciogliendo...e cmq so che non mi sentirò piu cosi sola....
ho delle persone ora su cui posso contare, ci sono e non mi abbandonano...
mi fa uno strano effetto ripensare a quei momenti....a quel dolore, a quella sofferenza...mamma mia....
grazie Chiara, grazie Matteo, grazie ragazze...
vi voglio bene, tanto

Michi An.

il dolore rincretinisce

guardando le mie braccia trovo a fatica le mie di cicatrici.. i miei tagli sono sempre stati poco profondi e ora che ci ho preso 3 anni di sole sopra sono quasi sparite.
quando la domenica mattina i miei volevano che andassi al mare con loro, facevo delle gran scenate dicendo che mi faceva schifo e che non ci volevo andare, e oltre per il fatto che mi desse fastidio stare in costume, dovevo coprire loro e le dovevo proteggere.
non si sono mai immaginati nulla, dio grazia. la gente ha paura di quello che non conosce. chiunque leggendo questo post penserebbe "quante cavolate, lo fanno per farsi vedere..".. ma noi no.
bastava una risposta sbagliata a mettermi in crisi. una volta non avevo niente a portata di mano e ho usato le unghie dell'altra mano, un'altra volta ho smontato un temperino. dovevo ingannare i miei cattivi pensieri con qualcosa di fisico che li scacciasse da me.

tornando al discorso del mare e del costume, non dico di avere un fisico da modella, ma non ci vado forse troppo lontana. mi hanno sempre dato fastidio i complimenti, soprattutto quelli della gente grezza per strada. li odio tutt'ora. fare del male al mio corpo era una vittoria contro tutti loro, una volta.

che vittoria guardare il mio braccio pulito dopo 3 anni.

Che ricordo.....dolore

Che ricordo.....dolore lancinante che ancora ho evidenti sulla pelle ..
Le crisi che quel mostro faceva scattare,la rabbia che provavo nei confronti del mondo circostante,la delusione per la persona che ero mi facevano accanire su di me ...sulla mia pelle!!Avevo dei riti specifici prima e durante ogni abuffata:tantissimo cibo,tagli sulla pancia ,sul seno davanti ad uno specchio fino a che non vedevo il corpo sanguinante ...solo allora andavo al bagno a vomitare quella che ero ...quello schifo quel dolore che sentivo...mi divoravo tutte le unghie delle mani o dei piedi creavo solchi sui talloni che mi creavano piaghe ,cicatrici ma a me non bastava...il mio corpo era e doveva essere l'emblema di quello che sentivo dentro:dolore profondo .
Mi mettevo il sale sui tagli appena fatti per soffrire di piu',mi maciullavo...
Ad oggi questo ricordo è forse tra i piu' dolorosi che ho perchè le cicatrici sono un tatuaggio indelebile e quando le guardo mi ricordo di quei momenti di disperazione senza controllo che avevo ,quei momenti in cui neanche la morte avrebbe soddisfatto il mio Ego...nulla era adrenalinico come il rito...ma il post rito è una sofferenza lancinante ,è un dolore che ti porti dentro di te ...è un soffocamento di urla disperate di emozioni represse è disarmante!Il corpo non ha piu' l'identita' come la tua anima ...tu sei dolore e piu' te ne provochi fisicamente piu' non ti basta perchè è sempre troppo poco per te!Ogni ''scusa'' o ''alibi'' (litigi con genitori,amici storie finite ,voti a scuola pessimi)diventava un pretesto per scaricare quellalametta su di me..ogni strumento andava bene ..il taglia unghie ,la lametta del vecchio rasoio di papa' i taglierini i compassi ...una miriade di srumenti da chirurga che mi potessero far provare e sentire quello che la mia anima sentiva :solitudine,devastazione ,dolore ,inadeguatezza ,insoddisfazione...
Ad oggi il cutter ancora è poco conosciuto come nome ..ma quando mi guardo intorno e vedo ragazze con i polsini o coperture fittizie del corpo il mio pensiero va li' anche e per fortuna è solo un terribile ricordo!
scusate se mi sono dilungata

Ricordo come fosse ieri la

Ricordo come fosse ieri la rabbia con cui mi infliggevo i tagli....durante il mio sintomo anoressico dopo ogni litgata con mia mamma o qualche frase TAGLIENTE di mio papà avevo una rabbia talmente grande che non sapevo dove metterla,nemmeno il morso calmante della fame mi rassicurava...il mio corpo era stremato e distrutto,si vedevano le ossa ma non mi bastava più,ora volevo vedere il sangue,volevo vederlo uscire e sentirmi sollevata,più vuota...lo immaginavo come il mio dolore e che uscisse insieme ad ogni ferita come ad ogni chilo che perdevo ...
Nonostante la poca lucidità ricordo che in quei momenti piangevo e urlavo e poi presa da una rabbia incontrollabile con le mi unghie iniziavo a graffiarmi con tutta la forza che avevo...la mia pelle sembrava carta velina da quanto era sottile e le mi unghie affondavano sulla pelle molto,troppo facilmente....
Quando ho iniziato a curarmi avevo continuamente l'impressione di essere ingrassata e che il mio dolore non si sarebbe più visto,e continuavo a tagliarmi quando ero arrabbiata con qualsiasi cosa appuntita trovassi a portata di mano...così facendo ero più tranquilla,ma stavolta perchè così facendo mi illudevo che si sarebbe visto ugualmente il mio dolore...non ero più scheletrica? e allora quei tagli sulle mie braccia avrebbero testimoniato che stavo male e avrei continuato ad attirare l'attenzione...
Li per li mi sentivo soddisfatta,la mia rabbia era tutta su quella ferita...ma poi il dolore psicologico si sommava a quello fisico e la sofferenza diventava più forte e potente di prima...
Ancora oggi alcune cicatrici sono ancora li,e le guardo con tenerezza come fossero un segno indelebile della mia incosapevolezza verso me stessa e il mio dolore...ora sto finalmente imparando a dare voce a ciò che sento A PAROLE,senza trasferirlo su corpo tagli o altro...perchè potevo farmi tutti i tagli che volevo ma la sofferenza non cambiava...e la rabbia non diminuiva...ed è bellissimo oggi non sentirsi più in colpa se vedo il mio corpo privo di massacri inflitti da me stessa ,ma anzi iniziare piano piano a prendersi sempre più cura di lui...

Giulina

Testimonianza

Io sono autolesionista, preferisco definirla così questa patologia.
Il nostro più grande problema è che, al contrario dei disturbi alimentari, nessuno sa di cosa si tratti o di cosa soffra un autolesionista.
La sottoscritta sta cercando in tutti i modi di sensibilizzare e di far conoscere questo argomento, tramite forum, blog e canali youtube.
Ci sono molti ragazzi che ci seguono e che hanno bisogno di aiuto.
Vi ricordo che domani, 1°marzo, è la giornata mondiale dell'autolesionismo, potete indossare un bracciale o un nastro color arancione e volendo potete cercare di diffondere l'argomento su internet o nella vita reale.
Per chiunque avesse bisogno lascio il link del nostro forum

http://iltuosegreto.forumfree.it/

Ciao

Autolesionismo, cutter, masochismo...chiamala come vuoi...nelle tue parole si coglie la sofferenza.
La sensibilizzazione però a mio avviso passa da canali più APERTI di un forum che si chiama "IL TUO SEGRETO".
Scusami ma dopo averlo visitato non ho trovato un canale di speranza ma un piccolo mondo chiuso dove sfogarsi...

Francesca