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Nico: quando la musica si è fermata
Era un bellissimo sabato sera, un sabato sera come tanti altri, di un'estate calda, stavo a casa da solo. Mamma era in Croazia e papà stava in giro per il mondo a lavorare. Il bagno della mia stanza era inondato dall’odore della canna che mi ero acceso, ero tutto eccitato per la serata che mi attendeva da lì a poco. Ad un certo punto uno squillo improvviso. E' il campanello di casa, mi vesto velocemente, mi pettino e scendo di corsa. Era Ale che mi aspettava per partire: destinazione Jesolo; era la serata di ferragosto.
Imbocchiamo l’autostrada a forte velocità. Nulla ci avrebbe fermato quella sera. Ale guidava con evidente incuranza del traffico, io li al suo fianco dividevo la coca e l’ecstasy che avevamo preso per la serata, ci sentivamo i padroni di tutto e di tutti. Entriamo verso mezzanotte e mezza, il locale è gremito di persone. C'è gente al bar, gente in pista e cubiste con fisici statuari ballano sinuose: sembrano degli angeli che volteggiano nell’aria. Io e Ale prima di raggiungere gli altri decidiamo di andarcene al bagno per tirare un po’. Trasformiamo quel piccolo e sporco bagno nel nostro privè. Mentre io tenevo la porta con il piede lui preparava il tutto nel porta rotolo.
Usciamo, ci dirigiamo al bar per prenderci qualcosa, tiro fuori le pasticche, la musica delle due, quella più bella, stava per arrivare e noi non potevamo farci trovare impreparati. Ne ingoiamo velocemente un paio ed aspetiamo con impazienza che quelle piccole caramelle ci rapissero. Prendo Ale sotto braccio… io e lui siamo cresciuti insieme e provo un forte affetto nei suoi confronti, balliamo senza freni né inibizioni, la musica ci entra dentro, minuto dopo minuto, ci trasporta in un viaggio infinito. Ad un certo punto la consolle stacca luci e musica. Le mie gambe non mi sorreggevano più, intorno a me solo una landa oscura e desolata, mi ritrovo disteso sul pavimento.
Sento le urla e le voci della persone intorno a me vorrei rispondere vorrei chiedere ad Ale che cazzo sta succedendo, ma non ci riesco sento la loro presenza come degli spiriti ma non riesco a contattarli, a parlare con loro. Dentro me quella sensazione di divertimento e invulnerabilità si trasforma presto in paura e solitudine: sentivo lentamente la vita che mi abbandonava e nella mia testa giravano ripetutamente un sacco di pensieri mia madre, mia sorella. Cosa avevo fatto di sbagliato? In fondo era un sabato sera come tanti. L’ultima cosa che ricordo prima del risveglio in auto era una lacrima che mi solcava il viso e bruciava come un fendete nel mio cuore.
Nico
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Commenti
fa sempre un certo effetto leggere questo racconto..... t abbraccio... Mariateresa
grande ivan finalmente ti ho trovatoooooooooo..