Mattia: poi tutto è cambiato

puzzleA vent’anni la mia vita era già scritta o meglio così pensavo.
Genitori separati in casa che non mi facevano mancare nulla, la mia passione per le corse, ormai diventata un lavoro, che mi faceva sentire apprezzato e considerato e mi dava sicurezza. Apparentemente. Già, proprio così. Mi sembrava di gestire tutto quello che avevo intorno, almeno all’apparenza. E questo per me era fondamentale perché mi permetteva di nascondere le mie debolezze. Anzi per tanti ero anche un riferimento, un esempio da seguire e tutto andava come volevo. Trovavo sempre un buon compromesso in tutto e con tutti. L’importante era avere sempre qualcosa in più o di nuovo da pensare, eliminavo o meglio coprivo tutto quello che mi appesantiva con qualcosa di altro; l’importante era appagare il mio ego.

Avevo già fatto un mondiale 125, poi ero stato campione europeo e a vent’anni stavo facendo di nuovo il mondiale 125! Cosa poteva fermarmi? È vero che per quanto belli, erano stati anni duri che mi avevano anche lasciato tante ferite alcune ancora fresche, ma come vi ho già detto non mi andava proprio di affrontare i miei tasti dolenti, ma alla fine quel giorno è arrivato.

Stavo attraversando la piazzetta del mio paese per andare a prendere il giornale, ero appena tornato da Barcellona e volevo leggere i commenti sul G.P. appena corso. Squilla il telefono, era il mio team manager: in due minuti mi ha comunicato che la squadra aveva un grosso buco economico e avevo due possibilità, la prima era coprire io il buco oppure cercarmi un’altra squadra.
Non volevo arrendermi all’idea che la mia passione, il mio mondo, la mia forza crollassero miseramente per i soldi. Eppure tutto ruotava attorno a quello. Io avevo voluto non vedere, non pensarci, non interessarmi, almeno fino a quel momento. Cosa sarebbe stata la mia vita senza le corse? Mi ero svegliato dal sogno o forse erano solo sparite tutte le illusioni che mi ero accuratamente costruito negli anni passati, comunque sia, da lì tutto è cambiato.

Mattia