Herbert: non essere mai contenti
Non essere mai contenti, vincere senza provare la benché minima gioia, felicità per il risultato raggiunto. Vivere in un eterna rincorsa, sempre in affanno, anche quando sei in testa al gruppo o addirittura quando sei in fuga solitaria, con la vittoria ormai in tasca.
La mia non è stata la storia di un perdente, o di uno sfigato, come si dice spesso tra noi ragazzi.
La mia è stata piuttosto la storia di un vincente che si sente perso. Perso perché quella fame di vittorie non si sazia mai… si attacca alla testa, al cuore e lentamente li corrode.
Non c’era spazio per i festeggiamenti, le lodi dei compagni, dell’allenatore, dei professori, dei genitori… c’era spazio solo per l’ossessione del prossimo esame, della prossima partita, ma soprattutto del prossimo giudizio.
Un giudizio temuto, odiato, ma anche tremendamente ricercato. Non potevo vivere nell’angoscia di non sapere cosa si pensasse di me e delle mie azioni. Ero dipendente, completamente assuefatto all’effetto che mi dava il giudizio.
Poi, ma solo dopo tanto tempo, è arrivata un'altra dipendenza, fatta di polverine, siringhe, overdose e vita spericolata al grido di “siamo solo noi…”
Ma cosa importava ormai… la mia voglia di esserci, di abitare in questo mondo se n’era già andata da tempo, salendo sull’aereo che aveva portato via lontano i passeggeri più illustri: i miei sentimenti, la mia parte più vera .
Quella parte più vera che adesso, dopo tanti atterraggi di fortuna, ha ritrovato la voglia di volare…
Herbert
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