Fili spezzati

Fili spezzati - WeFree

Suona il telefono, corro a rispondere. Guardo il display, è lui finalmente. Sorrido, lo stavo aspettando da ore.
“Scendi, sono sotto casa!”
Mi infilo il giaccone, il cappello ed esco di casa. I miei genitori mi guardano furiosi e cominciano a martellarmi di domande, alle quali non ho intenzione di rispondere.
“Stai uscendo anche stasera? Non puoi fare quello che vuoi. Hai anche smesso di andare a scuola. Cosa vuoi diventare? Stai uscendo ancora con lui, non è vero? Lui ti trascinerà all’inferno. Non andare stasera, resta a casa.
“No, lui non c’è”, rispondo.
“Torna presto, non farci preoccupare.”
Chiudo la porta dietro di me, scendo le scale più veloce che posso. Stavo fuggendo da loro, loro che sono la mia famiglia, ma che ora erano solo un ostacolo alla mia vita e alla mia storia con lui.

Lui per me era tutto. Lo amavo così profondamente da annullarmi, lui aveva completamente il mio controllo e mi muoveva come i fili di una marionetta.
Questo filo indistruttibile ci univa e allo stesso tempo ci strangolava l’una verso l’altro, complici e indivisibili, dipendenti e famelici come l’acqua per i pesci.

Esco dal portone e lui è lì, sul motorino che mi aspetta. E’ bellissimo ed è tutto quello di cui ho bisogno.
Lo bacio, mi stringe forte e ho come la sensazione che anche per lui io sono tutto il suo mondo. Siamo soli contro tutti!!
Poi mi allontana e mi chiede “Hai i soldi?”
“Certo che li ho!”
“Abbiamo un problema però, siamo senza macchina, prendiamo quella di tuo padre!”
“Non posso farlo, se mi scopre mi butta fuori casa!”
“Andiamo tanto non succederà niente, neanche se ne accorgerà!”
Così mi faccio coraggio. Penso velocemente a una scusa per rientrare. Il cellulare, ho dimenticato il cellulare . Ecco cosa dirò.
Salgo le scale a due a due. Ho fretta, sto cominciando a sudare, ho bisogno di farmi.
Apro la porta, vedo mio padre davanti alla tv. Prendo le chiavi, mi affaccio e gli dico:
”Mi sono dimenticata il cellulare al bagno, ciao!”
Mio padre non risponde, non mi guarda neanche. Raggiungo velocemente Alex, che con aria soddisfatta mi sorride, dicendomi:
“E’ fatta andiamo!”
Saliamo in macchina e dallo zaino tiro fuori una macchina fotografica. Ci scattiamo una foto, il ricordo di quella serata ‘speciale’.

Quella sera doveva essere il nostro riscatto contro tutti, tutti quelli che non credevano in noi e nel nostro amore. Noi eravamo convinti di essere diversi, felici e di vivere una vita emozionante, piena di adrenalina, ma alla fine non era proprio così, infatti quel viaggio si trasformò in un incubo.

La macchina inizia a sbandare, Alex non sta bene.
“Ce la fai a guidare? Sei ubriaco, vero? Stai attento, lascia guidare me!”
“Non ti permettere mai più di dirmi queste cose. Io so quello che faccio !!!”, mi risponde.
Cerco di tranquillizzarmi, io mi fido di lui. Continuo a ripetermi che non mi farà del male, noi siamo un'unica persona!
L’astinenza si fa sentire, gli occhi si fanno pesanti, mi addormento.
Li riapro con il suono e il colpo dello schianto.
Mi giro verso di lui. E’ svenuto, ricurvo sul volante e pieno di sangue. Siamo andati a sbattere contro un albero e metà della macchina è distrutta.
Una serie di pensieri mi passa per la testa: penso a mio padre e al casino in cui mi sono messa. Penso a lui e mi sento tradita, ma tutto questo passa in secondo piano. Ora sto troppo male, ora non sono in grado di ragionare, lo farò dopo, quando mi sentirò meglio.
“Andiamo, asciugati il sangue e lasciami guidare ci stanno aspettando!!! Poi sistemeremo tutto!” gli dico.
Lui mi lascia fare e si addormenta durante il viaggio.

Oggi guardo la foto di quella serata, due ragazzini che si baciano, e quel pezzo di carta diventa pesante e oscuro come l’oceano, stracolmo di lacrime e di sofferenza.
Quella relazione doveva essere la più importante, doveva racchiudere gioia e felicità invece mi ha risucchiato in un vortice di follia ai confini fra la vita e la morte.
Alle volte mi tornano in mente episodi passati e allora penso ad Alex, l’ultima volta che l’ho visto non stava tanto bene, ormai sono 3 anni che sono a San Patrignano e sono 3 anni che non ho più sue notizie chissà se come me ha trovato una sua strada ed è felice oppure è ancora perso alla ricerca di se stesso.