
Ciao, mi chiamo Lando e vengo dalla Sardegna. Sono da poco salito a bordo di questo fantastico progetto che si chiama WeFree e sono uno dei due protagonisti di Ragazzi Permale, lo spettacolo di prevenzione che mi sta portando in giro per tutta Italia a raccontare di me e della mia vita. Questo è il mio blog e spero di rimanere in contatto con tutti quelli che incontrerò nel corso di questa bellissima esperienza.

Un giorno mentre ci preparavamo per lo spettacolo è stato chiesto a Marco di scrivere una lettera con quello che avrebbe voluto dire se stesso quando era bambino. Tutte le volte che arriva quel momento dello spettacolo mi si stringe lo stomaco e mi viene un nodo alla gola. Come se mi piacerebbe incontrare Lando bambino per dirgli un sacco di cose, ma se gli dovessi scrivere una lettera, scriverei cosi:
Avete presente quella sensazione in cui ti si stringe lo stomaco, quando ti iniziano a sudare le mani, e in cui ti senti un po’ ridicolo perché qualsiasi cosa esce dalla tua bocca non sei tu a parlare ma solo le tue emozioni? Io la conosco bene, ormai ci ho fatto l’abitudine. Sono sempre stato timido e sensibile, e di questo me ne sono sempre vergognato.
Perché quando si è ragazzi e si va a scuola o quando si è in un tram, non ci si vuole mai sedere nei posti davanti? perché quando si è in un teatro dove si ha la possibilità di essere interpellati, ci si nasconde sempre? O meglio, perché troppe volte non si ha il coraggio di mettersi in gioco?
Ci sono cose che non penseresti mai. A volte la vita ci fa fare dei giri strani per poi farti ritrovare in un posto con una persona che mai avresti immaginato di trovare. Beh, questa è la storia mia e di Luca. Quando andavo all’asilo, ho conosciuto un bambino che abitava nel mio quartiere. Me lo ricordo ancora: aveva i capelli castani a caschetto. Io non ci giocavo mai, anche perché era un anno più grande di me, cioè, aveva l’età di mia sorella.
Siamo tornati dalla Sardegna… con il corpo sì… ma con la mente? Con la mente no!
Siamo quasi pronti per partire alla volta di Sassari e Porto Torres. Penso allo spettacolo, alla mia famiglia che verrà a vederlo, e penso.
E’ da poco finito lo spettacolo di Bergamo, e mi trovo in macchina con il portatile sulle ginocchia che penso e ripenso ad un’altra giornata magica. Passare una mattinata a raccontare le proprie esperienze sopra un palco con un pubblico di solo ragazzi non ha uguali. Soprattutto se quei ragazzi hanno una cosa importantissima, che fa parte di loro e va stimolata. La passione e il talento lo abbiamo tutti.
Siamo quasi in partenza per Brescia e Bergamo, altre due tappe del nostro spettacolo. Chi l’avrebbe mai detto! Io che non mi sono mai allontanato da casa.
“Perché non smetti ?? Dai…provaci !! Non vedi che anche tua sorella è messa così ? E tu che fai, eh ! Nemmeno ci provi ? eppure è tutta colpa tua, no ? sbaglio o è colpa tu se siete caduti così in basso? Va bene, fai pure finta di niente, tanto lo sai che è così.”
Nocera Inferiore, 2012. Sono nel camerino, mi siedo, mi alzo, mi risiedo, apro il copione, lo chiudo, mi alzo di nuovo… penso che tra un po’ si va in scena… vado in bagno, mi guardo allo specchio, sono pronto? Non lo so, rientro nel camerino, mi risiedo e quel che provo non si può chiamare ansia ma va molto oltre.
Sono in treno verso Nocera, per l’ennesima avventura ‘Permale’ con il mio socio Nicola. Dal finestrino il paesaggio cambia ogni volta che cambiamo regione. E guardando fuori mi viene un pensiero…
Un giorno ho sentito una canzone che diceva che esiste un vento che riporta le immagini di un tempo, e se fuori non si muove niente è perché ti soffia dentro, non puoi sapere quando arriva e da dove proviene e quando vuole colpirti. Puoi nasconderti ma non c’è riparo. Senti alla radio una canzone così, e ci fai solo un piccolo pensiero ma niente di ché… fino al giorno…