Storie

Il mulino sopra le nuvole

Apro gli occhi, guardo verso l’alto. La luce del sole attraversa l’acqua non molto trasparente. Adoro stare sott’acqua, sentire solo il pulsare del mio cuore e il rumore dell’aria che esce forzatamente dalla mia bocca. L’acqua è fredda e silenziosa. Come la mia vita. Ma non oggi. Oggi sono con lui. Oggi è una storia Diversa

Risalgo in superficie e l’acqua è più calda. Nuoto fino a raggiungere un grosso tronco. Riesco a salirci sopra e rimango seduta un po’ per riprendere fiato. Il sole mi scalda la pelle, mi sento bene. Oggi è proprio una bella giornata! Da lontano sento le voci di mio fratello e di mio cugino. Sono rimasti a riva. Sicuramente si staranno raccontando di qualche memorabile impresa sulle bici. Li osservo. Parlano, ridono e fanno a gara a chi fa rimbalzare più lontano i sassi sul filo dell’acqua. Come quando erano bambini. Guardo mio fratello: è tutta la mia vita, la mia forza, l’unica certezza. Ancora adesso. Dopo tutti questi anni. Dopo tutto quello che ho fatto.

Alessio ha un anno meno di me. E fin da piccoli siamo sempre stati inseparabili. Ricordo ancora quando abbiamo disegnato con cuoricini e baffi tutte le foto di famiglia facendo arrabbiare terribilmente i nostri genitori. Se ne erano accorti. Strano!!! In casa non c’erano mai: così impegnati ad inseguire i loro sogni di gloria e così lontani dalla nostra quotidianità da non sapere niente di noi. Io e Alessio ci siamo sempre occupati l’uno dell’altro nel bene e nel male. Noi due eravamo tutto il nostro mondo. La domenica andavamo a pescare.

Prendevamo le bici e iniziavamo a pedalare lungo le stradine sterrate di campagna, circondate dai campi di grano che brillavano al sole come tappeti preziosi. Abbandonavamo le bici e continuavamo a piedi per inoltrarci nel bosco. Si correva mano nella mano per paura, ma anche per il desiderio di arrivare il prima possibile al vecchio mulino. Le piante ci graffiavano le gambe, ma nulla avrebbe rallentato la nostra corsa. Poi il bosco finiva e dinanzi a noi si mostrava il grande fiume con tutta la sua eleganza. Scendevamo nel dirupo con il sedere, aiutandoci con le mani e aggrappandoci a sassi e radici che ci potevano sorreggere fino ad arrivare alla riva, dove si trovava il “vecchio mulino” chiamato così dagli anziani. Una vecchia costruzione, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ci arrampicavamo su vecchie travi che portavano al tetto e da lì ci tuffavamo in acqua, ridendo come matti.

Erano le giornate più belle della mia infanzia. Stare con mio fratello ed essere coinvolta nelle sue avventure mi faceva sentire parte di qualcosa. E solo in quei momenti non mi sentivo sola. Ma a un certo punto qualcosa non ha più funzionato. E io mi sono trovata altrove, lontana. Distante da lui e da me stessa. A rincorrere sa solo Dio cosa. Per finire senza forze, senza meta. Ricordo un nevoso pomeriggio di dicembre. Correvo per la strada. Ero disperata. Le lacrime mi scorrevano sul viso bagnandomi i capelli. Ad ogni respiro nuvole di vapore bianco uscivano dalla mia bocca. L’aria era così gelida che mi trafiggeva i polmoni come una pugnalata. Intorno a me c’era silenzio, case alberi e palazzi avevano un aspetto desolato e una sorta di velo di tristezza avvolgeva tutto.

Correvo velocemente e sentivo solo il rumore dei miei passi. Arrivata. “Alessio sono io. Ti prego aprimi, ho tanto freddo e ho bisogno di te. Non ce la faccio più. Aiutami a riprendermi in mano la mia vita”. Sono sul tetto del mulino, guardo in basso, l’acqua sotto è tranquilla, mio fratello si tuffa senza paura, così prendo coraggio e lo seguo. L’acqua all’impatto è fredda, scendo sotto e tocco il fondo melmoso con i piedi, torno in superficie e cerco subito mio fratello con lo sguardo. Ci guardiamo, le nostre mani si cercano e si allungano le une verso le altre fino a stringersi e scoppiamo a ridere. Poi restiamo in silenzio. Lo stesso silenzio che regnava dopo le nostre sterili litigate e che ci accompagnava per giorni interi. Un silenzio fatto di amore. Sono passati quattro anni, ho fatto il mio percorso per riprendermi la mia vita. Oggi sono tornata sul tetto del ‘vecchio mulino’ con mio fratello. È da lì che voglio ricominciare.

Chiara