Storie

10 cent

Oggi è peggio di ieri, fa anche più freddo. Mi è tornata voglia di scrivere. Mento. Sono settimane che non parlo con qualcuno a parte la mia cagnolina. Così parlo con me stessa.

Forse sono al primo stadio della pazzia. La solitudine mi trascina giù, in un luogo surreale dove il buio mi affoga. Aiuto! Ho sempre odiato la solitudine, tutt’ora la odio! Vorrei essere piccola come una moneta, farmi tenere in tasca protetta al caldo. Però chi si occuperebbe di lei, la mia cagnolina, è l’unico motivo per cui sopravvivo, non voglio lasciarla sola. Come è successo a me. Odio la solitudine! Aiuto! Mi passano davanti più o meno 100 persone ogni 10 minuti, le ho contate. Nessuno mi guarda, mi vedono ma non mi guardano. Perché mi lamento? Io ho deciso di fargli pena. Maledetti francesi, si ripuliscono la coscienza dandomi tutti gli spicci che hanno. Infine mi va più che bene, lei mangia e io, io ho solo bisogno di spegnermi. In compenso mi trovo a parlare con un taccuino dai fogli bianchi. D’altronde a chi interessa cosa ha da dire spazzatura come me? Noi siamo il niente e il tutto allo stesso tempo, siamo la disgrazia del mondo, la generazione che può avere tutto e che viene divorata per poi essere rigurgitata. Di fianco a un cestino, di un anonimo supermercato. Sollevo lo sguardo speranzosa che qualcuno guardi questi occhi blu pieni di solitudine. Qualcuno che abbia la gentilezza di un gesto d’affetto nei nostri confronti. Che voglia darmi un sorriso. Ma niente. Vedo solo lo scorrere delle vite altrui. Tengo lei in mezzo alle gambe. Non voglio si senta sola. In realtà non voglio io sentirmi così sola, non ho nulla se non lei. Non guardatela. È mia! Ed è l’unica certezza che ho. Non mi lascerà. Non mi lascerà mai. Voglio gridare! Come fate ad avere tanta indifferenza! Si, certo i soldi me li date. Probabilmente vengo vista come una fontana dei desideri, lancia il soldino ed esprimi il desiderio. Quanto li odio, tutti. Diamine, voglio urlare. Urlare che sono viva, che io respiro! Penso! Parlo! Chi io provo sentimenti! Ovvio i soldi mi servono, li voglio. Desidero anche una mano sincera, tesa verso noi. Un: ”Chi sei?” almeno. Chiedo solo di sentirmi umana anche io, di nuovo. Basta! Basta lagnarmi, tutto ciò l’ho creato e voluto io. Devo cominciare la solita giornata, mentre arrotolo le coperte e le metto nello zaino. La faccio mangiare. Io e lei, la mia famiglia. Sempre.

Vale