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Senza amarmi

Senza amarmi

È sabato sera. Un sabato sera d’inverno e non abbiamo proprio idea di cosa fare. I soldi sono pochi. Di andare a ballare non ci va proprio. Si pensava ad una serata tranquilla, giusto per stare un po’ insieme

Siamo in tre: io, Flavia e Fede. Vada per il pub il vicino a casa. Finiamo la sigaretta ed entriamo. La musica è alta, ci sono persone che ballano, altre bevono qualcosa appoggiate al bancone, mentre i barman del locale preparano cocktail facendo acrobazie.

Il butta fuori è molto gentile, ci accoglie con cortesia. Prendiamo un tavolo e ordiniamo da bere. Io prendo un Long Island, Federico un Negroni e Flavia nulla come al solito, perché in tanto sorseggia dai nostri bicchieri. Si chiacchiera, si scherza, si ride. Dopo un po’ ci viene voglia di una sigaretta. Ci alziamo tutti e tre, portando con noi i bicchieri mezzi pieni. “Non potete portarli fuori”, ci dice un ragazzo che lavora nel pub. “Dovete lasciarli su quel mobile all’entrata; li riprenderete dopo”. La cosa m’innervosisce, sinceramente non mi era mai successo. Vabbè! Rientriamo, finiamo i cocktail e ci mettiamo al banco a guardare il barman che faceva freestyle con lo shaker.

Si fanno le due ed è ora di andare. Io non mi reggo in piedi. Non capisco il perché. Cosa mi sta succedendo? Saliamo in macchina, mi sento stordita. L’auto parte e da quel momento il vuoto. Le uniche cose che ricordo sono gli schiaffi della mia migliore amica che cercava di tenermi sveglia. Sto male, tanto, troppo, mi sento morire, impotente, il mio corpo è sconnesso dalla testa. Quanto tempo è passato? Non ricordo nulla.

Sono nel mio letto. Come ci sono arrivata? Chi mi ha portato a casa? Niente. Sono vestita, sporca di vomito. Ho lo stomaco sottosopra, la testa che mi scoppia, il battito del cuore accelerato. Provo a ricordare.

“Non ricorderai nulla”, mi dice Flavia, che era rimasta con me tutta la notte. “E` successo tutto quando siamo usciti a fumarci la sigaretta. Abbiamo lasciato i bicchieri all’entrata e nel tuo ci hanno messo della roba. Droga dello stupro, la chiamano cosi`. Non è successo solo a te”, continua Flavia. “Ma ad altre persone è andata peggio”.

Rimango impietrita, senza parole, pensando a quella sera e a tante altre in cui ho sfidato la sorte, ho messo in pericolo la mia vita, ho buttato giù paletti, ho vissuto senza freni perché tanto a me non sarebbe successo niente. Ho calpestato me stessa, senza amarmi come avrei dovuto fare.

Francesca

Tratto da “SanpaNews”. Scopri come riceverlo