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Tanto per far calmare un po’ le acque

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Marco sfoglia il giornale. “Ragazzo, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, picchia il padre dopo l’ennesima lite furiosa”. Pagina sette, cronaca locale. E la memoria torna indietro come un lampo, alla sua storia, alla sua famiglia

In un attimo Marco è avvolto dal ricordo delle bugie, delle litigate. Il ricordo di quell’aria insostenibile che respirava quando aveva accanto qualcuno che gli voleva bene. Ogni volta si diceva: “Basta, ora smetto”. E suo padre gli credeva, voleva disperatamente farlo. Gli stava accanto durante l’astinenza. Ore interminabili di un padre armato solo di pazienza e di buona volontà, ignaro di quello che lo aspettava. Marco ricorda tutte le volte che lo aiutava ad andare in bagno, quando tentava di attenuare i suoi brividi con mille coperte, il suo braccio, pronto a sorreggerlo ogni volta che le gambe gli cedevano. Suo padre era sempre lì. E Marco, ogni volta che riusciva ad aprire gli occhi, sperava che se ne fosse andato, che lo lasciasse in pace. In quei momenti lo odiava, odiava la sua costanza, la forza di non mollare mai quando lui lo aveva già fatto. Quando decidi di spegnerti, ogni fonte di luce ti sembra un oltraggio imperdonabile.

Ogni volta che Marco si riprendeva un po’, rivendicava il suo diritto alla libertà. E ogni volta la otteneva. Usciva e si faceva di nuovo. E non gliene fregava niente se i suoi se ne accorgevano. Si sarebbero arrabbiati, certo, suo padre gli avrebbe gridato di tutto, ma mai gli avrebbe voltato le spalle. Mai.

Ma a volte, l’amore, deve avere la forza di chiudere la porta. Il padre di Marco, dalla notte al giorno, ha iniziato a cambiare strada quando lo incontrava, non si sedeva a tavola se c’era Marco, non rispondeva alle sue domande e poi un giorno ha detto basta, via da qui, lontano da noi.

Allora Marco ha dovuto per forza fare qualcosa.

Va bene, va bene, vediamo che fanno in questa Comunità. Così, giusto per un po’. Tanto per far calmare un po’ le acque.

Marco è all’ingresso, sta per entrare, ma ancora non ci crede. “Ho paura, ero convinto di fare la cosa giusta, ma ora ho paura, papà”. Il padre di Marco poggia il borsone a terra, accanto a lui. Poi, lo abbraccia, lo guarda negli occhi, si gira, e se ne va. Marco resta immobile, di ghiaccio. Le lacrime gli salgono agli occhi, identiche a quelle che suo padre, mettendo in moto l’auto, si asciuga in silenzio.

Marco

Tratto da “SanpaNews”. Scopri come riceverlo