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Shiro to Kuro

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Avete presente il Bianco e il Nero? Beh io e lei eravamo così, due colori agli antipodi. Tanto distanti e diversi caratterialmente, quanto uniti nel modo di vivere, al di fuori degli schemi. Sempre all’eccesso, sempre oltre, sempre fuori controllo

Dove avremmo mai potuto conoscerci la prima volta? Nell’est Europa, per l’oppio ovviamente.

Io ero come sempre con Andrea, il mio miglior amico e compagno di viaggi, compagno anche qui a San Patrignano di questo viaggio ‘speciale’ che stiamo facendo insieme per rimettere a posto i pezzi della nostra vita. Avevamo parcheggiato i camper, i furgoni e i camion in riva a un lago, abbastanza distanti dai campi dove avremmo lavorato.

Era sera. Andrea era rimasto con Vale, la sua ragazza, sul camper. Io stavo guardando assopito l’acqua del lago. Seduta accanto a me c’era Silvia, una mia amica d’infanzia che ci aveva raggiunti, assieme ad altre due ragazze. “Ale! Ale! Ma mi stai ascoltando? Ti ho chiesto per tre volte la stessa cosa e niente. Non mi rispondi. Se ero qui da sola, era uguale!”

Ho cercato di assumere un aspetto più o meno decente e ne sono uscito con qualche scusa che neanche ricordo. Sicuramente al momento mi deve essere sembrata brillante, ma dalla sua risposta mi resi conto che non lo era per niente: “Sì, vabbé, lasciamo stare! Volevo solo fare un favore. Ti ho chiesto se ti piaceva una delle mie amiche”.

Ero stato trascinato fuori da quello stato di torpore che mi piaceva tanto e ci volevo tornare il prima possibile, così le risposi frettolosamente: “Quella con i dread azzurri è molto carina”. Appena finita la frase presi dalla tasca dei pantaloni la busta e un pezzo di carta che arrotolai velocemente e tirai tutto. Feci un bel respiro, mi sdraiai sull’erba e le sbiascicai: “Mi sa che collasso un po’ qua!” Alba. Mi sveglia il mio cane, leccandomi la faccia. Apro gli occhi e c’è Ira che gioca in acqua con un molosso tigrato, marrone e bianco. “Li ho portati a giocare un po’, si stavano annoiando”.

“Grazie Silvia”, le dico. No aspetta, non è la sua voce, mi giro, seduta a fianco a me c’è una delle sue amiche, Vit. La guardo, rasata, cresta di dread azzurri, tatuaggi, piercing e New-Rock. La mia ragazza ideale per quel periodo. È veramente bella. Mentre lo penso, si avvicina e mi bacia. Silvia le aveva detto che mi piaceva e quella mattina Vit era andata a colpo sicuro. Mentre ci stiamo baciando, mi sale lungo la schiena un brivido. Non era grazie alle sue labbra. No, purtroppo no. ”Quanto ho dormito? Possibile che sto già male?”, mi chiedo. Dopo il brivido ecco la pelle d’oca, poi comincio a tirare su col naso. So benissimo cosa vuol dire. Nervoso, ansia, fastidio mi assalgono. Non ho più niente qua, devo tornare nel furgone. Non so cosa dire né cosa fare per togliermi da quella situazione. “Stai sudando freddo, che hai? Stai male? Guarda che se vuoi ho del metadone in camper”, mi dice. Perfetto, problema risolto.

Il ‘metano’ ce l’ha lei e io ho la roba, che fortuna pensai. Sempre insieme, da quel momento fu così. Dopo aver lavorato nei campi per qualche settimana, decidemmo di andare al Break Fest, sette giorni di festa in un posto non troppo distante da dove eravamo. ”Durante il viaggio ho visto un cantiere, sembrava non ci lavorasse nessuno e c’erano un bel po’ di camion fermi. Andiamo a rubare il diesel, così non spendiamo soldi per comprarlo!“ mi dice Vit. Non era una cosa che avevo fatto chissà quante volte. In realtà queste situazioni non mi piacevano molto, anzi. I soldi li avevo, non serviva andare in quel cantiere, potevamo farne a meno. Ma lei insisteva. E io non riuscivo a dire di no. Quella e mille altre volte. Non ci riuscivo. Per tutti i cinque anni, in cui sono rimasto con lei, non sono mai riuscito ad impormi, evitando di mettermi in situazioni allucinanti. VIT. Io la amavo così tanto e mai, dico mai, avrei potuto deluderla. Lei era forte, decisa. Lei aveva grinta, aveva carattere. E io… il contrario. Esattamente il contrario. Lei mi trascinava. Io la seguivo e cercavo sempre e comunque di non fare mai nulla, dico nulla, che potesse allontanarla da me.

“Sì va bene, ma andiamo col mio furgone che è più piccolo e si nota meno” le dico. Riempio il furgone di taniche e partiamo.

Il posto era come diceva lei: deserto. Parcheggiamo di fianco a un camion. Scendo, prendo le taniche. Col cacciavite rompo il tappo del serbatoio, ci infilo il tubo di plastica, aspiro. Sono agitato: per questo forse lo faccio troppo forte e il gasolio mi arriva direttamente in gola. Incomincio a tossire. Intanto dal tubo continua a uscire gasolio che finisce per terra. “Ma sei scemo! Guarda che casino stai combinando!”, mi prende il tubo di mano e lo infila nella tanica.

Appena riesco a respirare meglio, le dico di aspettarmi sul furgone e che avrei finito io. Tutto procede bene. Avevamo già preso più di 500 litri, mi mancavano solo le ultime due da riempire. Alzo lo sguardo e vedo due fari che si avvicinano. Perfetto penso, beccati! Prendo il tubo, le due taniche e le getto sotto il camion. Mi nascondo anche io.

Sono sotto il camion in una pozza di gasolio. Giro la testa per vedere chi sono e che cosa fanno. Spero sia la vigilanza e che se ne vadano subito. Invece la macchina si ferma proprio di fronte al camion, ora la vedo bene, è la polizia del posto.

Bene, ora scendono e ci arrestano. Dopo cinque minuti di paura la macchina se ne va, così com’è arrivata. Ancora non ci credo che ci sia andata così bene. Recupero tutte e cose in giro e salgo sul furgone. Lei mi accoglie con queste parole: “Cazzo, con tutto il casino che hai fatto è un miracolo che non ci hanno beccato, la prossima volta se vado da sola rischio meno!” Vit era proprio il mio opposto: sicura e arrogante, io invece insicuro e timido. Insieme però, essendo così inversi, pensavamo di completarci. Forse credevamo ingenuamente di avere bisogno l’uno dell’altro.

Ma in realtà il nostro rapporto era diventato malsano e pieno di menzogne. Senza che ce ne accorgessimo ci stava portando verso il nero più nero. Io, che adoro la cultura giapponese, avrei dovuto ricordarmi che Shiro to Kuro (il Bianco e il Nero) non vanno bene assieme: è una combinazione di colori sfortunata.

 

Alessandro

Tratto da “SanpaNews”. Scopri come riceverlo