natale a casa

Natale a casa

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Gelo. Le strada è un’ immensa lastra di ghiaccio. Gelo. Tremori, battiti di denti, un po’ il freddo e un po’ l’astinenza. Gelo. Sono finite pure le sigarette. L’attesa si fa snervante. Affiorano i ripensamenti. In fondo sei sempre in tempo a cambiare direzione. Gelo. Ma la vera doccia gelata è avere diciassette anni e ritrovarsi davanti ai cancelli di San Patrignano, la Vigilia di Natale…

Un tuffo nel passato. Se solo potessi tornare indietro di tre anni, solo tre, non chiedo tanto. Potrei fermare quel ragazzino, strappargli la canna dalle mani e poi quella pasticca e poi…. E allora zero problemi, zero sbattimenti e soprattutto Natali trascorsi dove dovrei essere: a casa mia. Ma no, non te la raccontare Gianmarco, ma quali Natali a casa. Quella casa ti andava stretta molto prima che cominciassi a farti. Andava stretta anche a mio padre. Ha scelto di andarsene a festeggiare il Natale altrove, con un’altra famiglia. Mi ha lasciato che non ero nemmeno nato. L’ho odiato, lo odio ancora, ma alla fine ho fatto come lui. Un’unica differenza. La mia nuova casa era la strada e la mia nuova famiglia i suoi relitti ambulanti.

Qualcosa si muove. Questa maledetta attesa forse sta per finire. Si avvicina un ragazzo. Con un lieve accento pugliese mi chiede le generalità. Gli manca solo la divisa e poi sarebbe un perfetto sbirro. Mi chiede di attendere ancora un po’. Perdo la pazienza. «Agli ordini», gli rispondo con fare sarcastico.

Come sempre ostento sicurezza, ma stavolta ho il cuore pieno di paura. La paura è il treno che mi ha portato qua questa sera. È il treno sul quale ho viaggiato da quando sono nato. Non ho mai avuto il coraggio di scendere. Buttarsi mentre sei in corsa ti può fare molto male. Ma alla fine mi sono fatto male lo stesso, anzi peggio. Mi sono schiantato su un ostacolo non previsto: l’eroina. Allora non si sono dimenticati…Il ragazzo pugliese si rifà sotto. Mi mette una mano sulla spalla e mi chiede di seguirlo. «Dove mi porti?»…«Uagliò, se non ti faccio entrare adesso tu te ne vai prima di stasera…vieni con me».

Guadagna punti. Sono un po’ pentito per averlo preso in giro qualche ora fa. Voglio farmi l’ultima volta. Gli dico che devo fare pipì. Mi accompagna al bagno. Non mi lascia il tempo. Mi porta nella sala da pranzo della comunità. C’è troppa gente per i miei gusti. Mi presenta due ragazzi. A malapena capisco che si tratta di quelli che si occuperanno di me. Ma poi che vuole dire occuparsi di me? Ho sempre fatto tutto da solo. Non avevo bisogno di nessuno. Spacciavo, rubavo, me la sapevo cavare in ogni situazione. Solo col tempo mi sono accorto che non sapevo fare una cosa davvero importante: vivere con gli altri. Mi piaceva dominare, schiacciare. Se gli altri mi facevano paura io li terrorizzavo a mia volta, con le mie armi… Passano gli anni, quattro per l’esattezza…Mi rituffo nel passato… ma è un passato più recente. Sono i ricordi dei momenti trascorsi qui a Sanpa. Mi hanno fatto crescere. Mi basta questo. Desiderare di tornare indietro non ha più nessun senso.

 

Gianmarco

 

Tratto da “SanpaNews”. Scopri come riceverlo.