LE COSE PIÙ BELLE CHE HO

LE COSE PIÙ BELLE CHE HO

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Dentro il mio armadio, dietro i vestiti piegati, dentro la borsa nera che avevo lasciato lì, un anno fa, c’era un piccolo astuccio di feltro, dove avevo messo delle penne, dei pennarelli e un foglietto, un piccolo foglietto di carta bianca. Oggi, dopo quasi un anno, in qualche modo i miei impegni e le mie mani mi hanno rimesso davanti agli occhi questo piccolo pezzo di carta, dove un anno fa, durante i WeFree Days, ho scritto una frase:

“LE PASSIONI SONO LE NOSTRE ARMI PER AFFRONTARE LA VITA QUANDO È DIFFICILE. E OGNI ISTANTE NON VA SPRECATO, FACENDO FINTA DI ESSERE QUELLO CHE VA BENE AGLI ALTRI, VA VISSUTO ESSENDO QUELLO CHE SEI, URLANDO, PIANGENDO E RIDENDO PIÙ FORTE CHE PUOI”.

Forse possono sembrare cose ovvie, banali. Ma vi assicuro che per me non lo erano per niente. Per me era ovvio che quando arrivavo a scuola, e poi quando uscivo il pomeriggio, dovevo essere in un certo modo, perché molta gente mi avrebbe guardato. Mi comportavo di conseguenza. Avevo smesso di divertirmi davvero, come quando ero piccola. Dovevo delle cose a me stessa, e alla società in cui vivevo. Avevo quattordici anni, quando pensavo queste cose ero in prima superiore. Avevo sempre quattordici anni, quando per la prima volta ho sentito quelle parole, che mi hanno permesso di tirar fuori tutto:

“…EHI TU! Chi è il pazzo di noi due? Eh lo so: io dico tu! E tu col dito indichi me. Va là che, a tu per tu, ci conosciamo bene noi due. Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono… Tu per gli altri diventi un fantasma! Eppure, vedi questi pazzi? Senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia tutt’altra cosa”.

Un anno fa ho partecipato a Riflessi, un workshop molto introspettivo, costruito su un monologo di Pirandello, dedicato a ragazzi di tutte le scuole, realizzato da WeFree e Drop Company. Penso che mi abbia veramente cambiato la vita. È qualcosa che non si può spiegare, si può solo vivere. Posso solo dirvi che mi ha dato l’opportunità di staccare con tutto il mondo per 45 minuti, e di immergermi in me stessa insieme agli altri. Nessuno si vergognava, tutte quelle distanze che c’erano a scuola erano sparite. Ho rivisto di nuovo tutte le cose belle che avevo dentro, a cui da un po’ di tempo non stavo dando importanza. Mi è rimasto quel biglietto, da quella esperienza, quel pezzo di carta su cui ci hanno chiesto di scrivere “QUELLO CHE VI SENTITE ADESSO”. Ed è quello che ho ritrovato oggi, su quel pezzo di carta. Un emozione che non riuscivo a urlare, a tirare fuori. Una tra le cose più belle che ho.